Chemioterapia: a 68% degli italiani fa ancora paura

Aiom ha realizzato un libro con le 100 domande e risposte su questa arma contro i tumori

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Milano, 13 Luglio 2017 – La fotografia del livello di conoscenza di una delle principali armi contro il cancro è stata scattata dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in un sondaggio che ha coinvolto 1.010 cittadini. E per far capire come la cura farmacologica contro i tumori sia cambiata la società scientifica ha realizzato il libro “Chemioterapia 100 domande 100 risposte”, disponibile sul sito www.aiom.it. Il progetto è stato realizzato con il contributo non condizionato di Sanofi Genzyme. “Gli importanti progressi registrati negli ultimi decenni possono essere ricondotti ai continui passi in avanti nella prevenzione, diagnosi e terapia dei tumori, che include a pieno titolo la chemioterapia, ancora oggi arma fondamentale e con aspetti di innovatività da non trascurare – sottolinea il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. Questo libro con le 100 domande e risposte sulla chemioterapia e sul ‘pianeta’ cancro vuole essere una guida per tutti i cittadini per comprendere a fondo la terapia che in più di 70 anni ha rappresentato il cardine della lotta ai tumori e che è ancora insostituibile nella cura della maggioranza delle neoplasie. Negli anni sono state diffuse false informazioni o mistificazioni prive di fondamento per screditarne l’efficacia e allontanare o demotivare i pazienti. Contemporaneamente abbiamo anche assistito alla pericolosa diffusione di teorie pseudoscientifiche sulle cure miracolose del cancro. Sulla chemioterapia inoltre grava lo stigma di una cura con ‘pesanti’ effetti collaterali che spesso fanno paura più del cancro stesso, reminiscenza del passato e molto lontano dalle attuali possibilità terapeutiche”. Il sondaggio evidenzia la scarsa conoscenza degli italiani sull’evoluzione che ha interessato quest’arma: per il 53% non permette di condurre una vita “normale” e per il 37% è un trattamento ormai superato. “La chemioterapia – spiega il prof. Pinto – si è continuamente sviluppata e innovata, non è più quella di 30 anni fa, è più ‘dolce’. Inoltre oggi abbiamo a disposizione trattamenti complementari che ne riducono in maniera rilevante gli effetti collaterali come la nausea e il vomito. Con le dovute differenze a seconda del tipo di tumore, dello stadio della malattia e della finalità della cura, sono disponibili terapie che non provocano la caduta dei capelli, altre che rispettano la produzione di globuli bianchi e rossi e piastrine da parte del midollo osseo, o sono meno impattanti per le mucose. Non è certamente una modalità di cura superata. Malgrado i progressi ottenuti con altre terapie, per esempio con i farmaci a target molecolare e l’immuno-oncologia, si continua a fare ricerca in quest’ambito. Oggi infatti molti nuovi trattamenti sono somministrati in combinazione o in sequenza con la chemioterapia ‘più tradizionale’. Più armi quindi insieme per ridurre e migliorare i sintomi come dolore, dispnea, disfagia, prolungare la vita e migliorare le percentuali di guarigioni dopo la chirurgia in un sempre più elevato numero di malati”. Nel 2016 in Italia sono stati stimati 365.800 nuovi casi di tumore: il 63% delle donne ed il 54% degli uomini sconfiggono la malattia. Buona parte dei progressi compiuti dall’oncologia mondiale negli ultimi decenni sono stati ottenuti proprio grazie alla chemioterapia, che rappresenta ancora oggi una terapia efficace nel trattamento di alcuni dei tumori più frequenti come quelli del seno, del colon-retto, del polmone e della prostata. “Nel rispetto delle scelte del paziente – conclude il prof. Pinto – i clinici devono lavorare per fornire ai malati corrette informazioni, sapendone ascoltare i bisogni, le speranze e le paure, per una piena condivisione del progetto di cura e per evitare perdita di fiducia o rinuncia alle terapie o che diventino preda di promesse terapeutiche infondate”.

 

Giornalisti e oncologi, al via il terzo corso nazionale

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Reggio Emilia, 30 giugno 2017 – Diminuiscono gli italiani che ritengono di essere informati sui temi della salute. Nel 2014 erano pari al 70,9%, nel 2016 sono calati al 62,5% (indagine Censis-Agenas). Dall’altro lato aumentano coloro che sostengono di essere poco o per nulla informati su questi temi (dal 29,1% al 37,5%). E cresce il ruolo di internet come fonte di notizie. Quasi due terzi degli italiani lo utilizzano e il 32,3% usa la rete abitualmente per questioni relative alla salute e alle malattie. Il web ha un peso rilevante, anche se inferiore, fra coloro che si sono rivolti al Servizio Sanitario Nazionale (per sé o per una persona vicina) per problemi oncologici: nel 2016 il 15,9% ha consultato portali specializzati su temi di salute o scientifici e il 9,2% ha visitato siti istituzionali (le fonti principali restano l’oncologo a cui si è rivolto il 54,1% e il medico di famiglia con il 48,2%). Terapie, screening, prevenzione e stili di vita sono le informazioni più ricercate. Le nuove vie della comunicazione in oncologia  sono al centro del III Corso nazionale per giornalisti medico-scientifici organizzato dall’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica).

Il corso inizia oggi fino il 1 luglio presso l’IRCCS – Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia (Auditorium CORE) e ha il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, della Fondazione Ordine Giornalisti dell’Emilia Romagna e dell’IRCCS-Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia.

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In aumento il consumo di stupefacenti tra i giovani

Fimp: ‘subito al via programmi di informazione nelle scuole’

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Roma, 27 giugno 2017 – “La Federazione Italiana Medici Pediatri è pronta a dare il suo contributo per contrastare il preoccupante fenomeno del sempre maggiore consumo di sostanze stupefacenti nel nostro Paese. Bisogna puntare su programmi integrati di informazione e formazione già in età scolare fornendo alle famiglie gli strumenti per riconoscere i campanelli d’allarme ed intervenire precocemente”. E’ quanto afferma la FIMP in occasione della seconda giornata di lavori del seminario Donne e Droghe: dalla politica alla buona pratica organizzato dal Dipartimento Politiche Antidroga del Governo e dal Gruppo Pompidou. L’iniziativa fa parte della Giornata Mondiale contro la Droga e vede per la prima volta la partecipazione anche dei rappresentanti dei pediatri di famiglia. “I dati italiani sono davvero preoccupanti – afferma il dott. Giampietro Chiamenti Presidente della FIMP -. Gli adolescenti residenti nel nostro Paese sono ai primi posti in Europa per consumo di alcol, droghe, sigarette, tranquillanti e sedativi. La sostanza illegale più sperimentata, almeno una volta nella vita, è la cannabis. La provano il 21% dei giovani mentre la media europea si attesta al 17%. L’inizio precoce avviene di solito intorno ai 14 anni, ma è in aumento l’utilizzo anche tra i pre-adolescenti. E’ quindi una fascia d’età chiaramente di interesse pediatrico”. “Questo fenomeno può avere conseguenze negative anche da un punto di vista neuropsicologico – afferma la dott.ssa Stefania Russo Responsabile Nazionale di progetto FIMP per i rapporti col Dipartimento Antidroga e col MIUR -. Lo sviluppo plastico dell’encefalo si completa solo intorno ai 20 anni e quindi ogni sostanza d’abuso, assunta prima, può interferire nel normale processo di maturazione neuronale e dare il via a tutta una serie di effetti avversi come danni sulla memoria breve e riduzione della concentrazione. Esistono poi problemi sulla capacità di problem solving, sul controllo motorio e sul tempo di reazione. È dimostrato inoltre che l’uso precoce e frequente di droghe può aumentare l’insorgenza di disturbi dell’umore, come ansia e depressione, e favorire il rischio di dipendenza in età adulta. Infine non va dimenticato il ricorso alla droga dello stupro che, mescolata alle bevande alcoliche, può essere responsabile di numerosi casi di violenza sessuale. E’ quindi necessario l’impegno di tutti, istituzioni, ricercatori, medici, operatori sanitari, per combattere questa piaga sempre più in crescita”.

Dermatologia: ricerca di un nuovo standard per la raccolta cutanei

ScreenHunter_907 Jun. 08 12.11Barcellona, 8 giugno 2017 – Almirall S.A. e LEO Pharma A/S hanno annunciato oggi una collaborazione che ha lo scopo di migliorare la conoscenza delle malattie dermatologiche sviluppando una nuova metodica di campionamento della pelle. Le aziende intendono sviluppare e validare dal punto di vista clinico un metodo di raccolta di campioni cutanei che sia indolore e il meno possibile invasivo. Tale metodo potrà consentire un’analisi più accurata e completa dei biomarcatori nell’ambito di ricerche esplorative e di studi clinici. L’accordo è unico perché è la prima volta che due aziende leader in dermatologia uniscono i propri sforzi per migliorare la ricerca di base e il trattamento delle malattie dermatologiche. “Siamo molto soddisfatti di questa collaborazione con LEO Pharma, che fornirà alla comunità scientifica nuovi mezzi per la comprensione e lo studio delle malattie dermatologiche – ha dichiarato Eduardo Sanchiz, CEO di Almirall -. Questo progetto costituisce un altro passo avanti per una più profonda conoscenza di queste patologie in modo che in futuro sia possibile offrire soluzioni che rispondano alle necessità insoddisfatte degli operatori sanitari e dei pazienti”. “Siamo orgogliosi di collaborare con Almirall per rispondere alla urgente necessità di un metodo di campionamento cutaneo indolore e minimamente invasivo che sia clinicamente approvato – ha affermato Gitte Aabo, CEO e Presidente di LEO Pharma-. La nostra particolare collaborazione offre la possibilità di aiutare i pazienti e di fatto l’intera comunità scientifica nel settore dermatologico poiché lavoriamo per raggiungere un risultato comune, la migliore comprensione delle malattie della pelle”. La ricerca verrà condotta presso l’Hospital Clinic di Barcellona (Spagna), la Technical University of Denmark e la University of Bath (UK). La metodologia sarà validata in una popolazione di pazienti selezionati e i risultati finali della ricerca verranno pubblicati in riviste peer-reviewed.

 

Il ruolo prezioso dei social per malati oncologici

Un sistema che monitora i sintomi 5 mesi in più sopravivenza

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Chicago, 05 Giugno 2017 – Le nuove tecnologie possono diventare un buon alleato per i malati oncologici, migliorandone l’esistenza ma anche allungandone letteralmente la vita. Una sorta di ‘nuove cure’ a tutti gli effetti delle quali si sta iniziando a studiare l’efficacia con ricerche ad hoc. Arriva esempi di ‘tecnologia contro il cancro’ che arrivano dall’Asco 2017, a partire dall’interesse suscitato da un innovativo sistema basato sul web e che consente ai pazienti di auto-segnalare i sintomi legati alla malattia e alla chemioterapia in tempo reale, attivando un allarme via mail ai medici in caso di necessità. Un sistema che ha aiutato i pazienti a vivere più a lungo, con una maggiore sopravvivenza di ben 5 mesi. Lo studio ha riguardato 766 pazienti, dimostrando come un semplice intervento può avere enormi benefici. I pazienti con cancro metastatico che hanno utilizzato tale strumento hanno, infatti, avuto una sopravvivenza maggiore di 5 mesi rispetto a coloro che non utilizzavano il sistema. Lo studio, della University of North Carolina, è stato presentato in sessione plenaria e verrà pubblicato sul Journal of the American medical association (Jama). I pazienti che ricevono la chemio, spiega il primo autore, Ethan Basch, “spesso hanno sintomi severi, ma la metà delle volte i medici non ne sono consapevoli. Questo sistema è inoltre associato ad un minor numero di visite di emergenza ed ospedalizzazione e ad una maggiore tolleranza della chemio”. Il “miglioramento che abbiamo visto in termini di sopravvivenza – evidenzia Basch – può sembrare modesto, eppure è maggiore dell’effetto di molti farmaci per i tumori metastatici”. Protagonista anche la Mobile-Health, con un’intera sessione dedicata agli studi sulle nuove app che puntano a migliorare la cura dei pazienti. tra le tante, è stata presentata ‘Strength Through insight’, un’app messa a punto dalla Thomas Jefferson University: chiede ai pazienti con tumore della prostata di compilare dei questionari su sintomi e terapie, per un maggiore monitoraggio. Sotto i riflettori pure il ruolo dei social media Facebook e Twitter, come nel caso del progetto ‘Metastatic breast cancer project’ sul tumore al seno che, promosso dall’Università di Harvard, consente ai pazienti in collegamento nei gruppi social di condividere campioni clinici. Ed ancora: grande interesse ha suscitato pure un progetto di intervento per mezzo di Twitter per la cessazione dell’abitudine al fumo, chiamato ‘Tweet2quit’ e promosso dallo Stanford prevention research center. Altri sistemi tecnologici sono invece più mirati al trattamento, come ‘PatientsLikeMe’, un sito web che i pazienti possono usare per comunicare tra loro circa opzioni terapeutiche ed effetti collaterali delle cure.

Domani al via il più grande congresso mondiale di oncologia

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Chicago, 1 Giugno 2017 – Stiamo parlando dell’appuntamento annuale organizzato dall’ASCO (American Society of Clinical Oncology), dal 2 al 6 giugno a Chicago. In occasione del quale oltre 30.000 esperti da tutto il mondo si confronteranno e metteranno in scena i lavori più importanti sulle cure per il cancro. Presentando i grandi risultati raggiunti su più piani: l’efficacia dei medicinali d’avanguardia, il miglioramento della qualità della vita, l’aumento del tasso di sopravvivenza dei malati.Insomma cinque giorni di congresso per scrivere il futuro della lotta al cancro.

CANCRO DELLA VESCICA, AL VIA IL TOUR DI “NON AVERE TIMORE”

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Roma, 1 Giugno 2017  – Arriva nelle piazze il progetto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) “Non avere TUTimore, campagna di sensibilizzazione sul Tumore Uroteliale”. Oggi a Roma (in Piazza San Cosimato dalle 10 alle 18) si terrà la prima tappa di questa iniziativa volta a promuovere l’informazione e la prevenzione del cancro della vescica. E’ allestito uno stand dove viene distribuito del materiale informativo. In più, sempre in piazza, si esibiranno otto ballerini professionisti (della scuola IALS di Roma) con delle performance che racchiudono una serie di messaggi volti a favorire l’importanza della cura del proprio corpo e salute. Durante l’esibizione saranno inoltre coinvolti i passanti, verranno scattate delle fotografie successivamente pubblicate sui social media. “Non avere TUTimore” Il tour proseguirà a Torino (Piazza Solferino 2 giugno), Bari (Piazza Mercantile 4 giugno) e Firenze (Piazza Massimo d’Azeglio 28 giugno). “Il tumore della vescica è una malattia di cui si parla ancora poco anche se ogni anno colpisce oltre 26mila italiani – afferma il prof. Carmine Pinto, Presidente Nazionale AIOM -. La nostra campagna ha il preciso obiettivo di aumentare il livello di consapevolezza tra tutta la popolazione. Abbiamo voluto utilizzare uno strumento nuovo, come un corpo di ballo, per incentivare gli stili di vita corretti. Anche questa neoplasia risente di alcuni comportamenti pericolosi, primo fra tutti il fumo. La metà di tutti i tumori al tratto urinario sono, infatti, provocati da questo pericoloso vizio del fumo”. Non avere TUTimore è una campagna che vede anche il coinvolgimento dei medici di famiglia italiani con la distribuzione negli ambulatori di opuscoli per i cittadini. “Il cancro della vescica non presenta sintomi specifici che possano permettere una diagnosi precoce – aggiunge Pinto -. L’unico segnale che può e che deve destare sospetti è la presenza di sangue nelle urine. È quindi fondamentale, in caso di positività, recarsi immediatamente dal medico per svolgere esami più approfonditi. Sul modello vincente già intrapreso in Canada e Regno Unito abbiamo voluto anche nel nostro Paese avviare un’iniziativa nazionale di educazione sanitaria e insegnare alla popolazione quali siano i campanelli d’allarme da non sottovalutare”.

Lombardia: oltre 3,5 milioni di persone colpite da malattie croniche

Migliorare la preparazione dei medicina di famiglia, sulla gestione degli oltre 3,5 milioni di pazienti lombardi afflitti da malattie croniche, anche alla luce delle ultime delibere della Regione. Questo è emerso dal  13° congresso regionale lombardo della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG). L’evento, dal titolo Nuovi modelli di gestione della cronicità, si è tenuto a Padenghe del Garda (Brescia) con oltre 200 camici bianchi.

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Padenghe sul garda, 30 maggio 2017 – Entro fine anno i lombardi colpiti da una o più malattie croniche riceveranno una lettera dal Pirellone. Dovranno indicare chi gli fornirà assistenza sanitaria tra il proprio medico di medicina generale o uno specialista che lavora all’interno di strutture sanitarie pubbliche o accreditate. “E’ una piccola rivoluzione che interessa oltre il 35% dei cittadini della più popolosa Regione italiana – afferma il dott. Aurelio Sessa, presidente regionale SIMG Lombardia -. Secondo l’ultimo decreto infatti i pazienti potranno, per la prima volta in Italia, scegliere a quale professionista affidarsi. Questi cambiamenti riguarderanno ovviamente anche tutto il personale medico sanitario. In particolare il medico di famiglia diventerà l’unico responsabile della salute dell’assistito oppure svolgerà questo compito insieme ad altri colleghi formando delle cooperative. In alternativa potrà indirizzare il paziente ad un centro specializzato”. “Un italiano su tre è colpito da almeno una patologia cronica – aggiunge il dott. Claudio Cricelli presidente nazionale SIMG -. In totale costano al servizio sanitario nazionale circa 60 miliardi di euro ogni anno e l’invecchiamento generale della popolazione porterà ad un incremento dei costi per l’intera collettività. Tutto questo ci costringe a sperimentare nuovi modelli organizzativi-gestionali più efficienti ed appropriati come quello che verrà avviato in Lombardia. Per la prevenzione, cura e assistenza dovrà essere sempre più importante il ruolo del medico di medicina generale. La nostra Società sta collaborando con le varie istituzioni sanitarie, sia locali che nazionali, per riorganizzare il sistema delle cure primarie in Italia”. “La riforma in atto in Lombardia dovrà tenere conto dell’esigenze degli oltre 150mila pazienti complessi – conclude il dott. Ovidio Brignoli vice presidente nazionale SIMG -. Si tratta di una particolare categorie di persone che hanno problemi di salute così gravi che necessitano di un’assistenza non solo sanitaria ma anche sociale. Il loro numero è esiguo ma tuttavia assorbono molte delle risorse economiche e umane del sistema sanitario regionale. La ultime delibere del Pirellone mettono giustamente la medicina generale al centro del sistema di assistenza. Però al tempo stesso cambiano alcuni obblighi e paradigmi del nostro lavoro. Noi medici di famiglia dobbiamo saper rimetterci in gioco e rivedere le nostre conoscenze e competenze”.

GRANDE SUCCESSO PER LA SECONDA EDIZIONE DEL PREMIO LETTERARIO FEDERICA-LE PAROLE DELLA VITA

Alla giuria sono arrivate oltre 150 opere scritte da pazienti, parenti e operatori sanitari

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Verona, 26 maggio 2017 – Grande successo del Premio Letterario Federica – Le parole della Vita, la seconda edizione del concorso nazionale di medicina narrativa dedicato esclusivamente a malati di cancro, familiari dei pazienti e operatori sanitari del settore oncologico. L’iniziativa è organizzata dalla Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica). Alla giuria sono arrivate oltre 150 produzioni letterarie: metà scritte da pazienti oncologici e per l’altra metà da familiari e operatori sanitari.

“In Italia oltre 3 milioni di persone lottano o hanno lottato contro il cancro – afferma la prof.ssa Stefania Gori ideatrice del concorso, Presidente Eletto AIOM e Direttore dell’Oncologia Medica dell’Ospedale Sacro Cuore – Don Calabria di Negrar-. Con questa iniziativa abbiamo voluti raggiungerli e convincerli a raccontare la propria esperienza di vita con la malattia per affrontare meglio le difficoltà. Scrivere permette di dar voce alla propria dimensione intima, alle conquiste che molti pazienti sono riusciti a raggiungere e al valore che hanno attribuito al vivere ogni giorno al meglio”. “La parola è un’arma terapeutica e abbiamo scelto di dedicare il concorso a Federica Troisi, una giovane donna che ha combattuto la sua malattia con determinazione, talvolta anche con ottimismo, continuando a scrivere, sognare, lavorare, amare e progettare – aggiunge il dott. Fabrizio Nicolis, Presidente di Fondazione AIOM e Direttore Sanitario dell’Ospedale Sacro Cuore – Don Calabria di Negrar – Una grande donna che ha insegnato a molti ‘come’ affrontare la vita e la malattia”.

Domani alle ore 17.00 in Piazza Bra presso l’Auditorium della Gran Guardia a Verona si svolgerà la cerimonia conclusiva di premiazione del concorso, nel corso della quale si esibiranno il soprano Dimitra Theodossiou, il tenore Fabio Armiliato, il coro A.Li.Ve dell’Arena di Verona diretto da Paolo Facincani, il pianista Roberto Corlianò, la violinista Kaori Ogasawara, i ballerini di tango Valentina Bertanzon e Marco Morari, il fisarmonicista Pietro Adragna, il chitarrista Francesco Buzzurro e l’armonicista Giuseppe Milici. A condurre la manifestazione sarà Chiara Giallonardo di RAI 1

Il primo classificato (per la poesia e la narrativa) di entrambe le sezioni riceverà un’ospitalità per due persone per un weekend presso una struttura turistica veronese.