Tumore della prostata: ogni anno colpisce oltre 7.000 italiani

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Bologna, 6 settembre 2018 – Ridurre gli esami inutili e valutare correttamente l’efficacia delle cure per gli oltre 7.000 italiani che ogni anno sono colpiti da un tumore della prostata metastatico. Sono questi i due principali obiettivi della Consensus Conference sul monitoraggio del carcinoma prostatico avanzato che si apre oggi a Bologna. L’evento è ideato, realizzato e promosso dalla Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) e vede la partecipazione di oltre 100 specialisti da tutta la Penisola. Per la prima volta nel nostro Paese si vuole arrivare ad un documento che stabilisca regole precise per il monitoraggio dei pazienti afflitti dalle forme più gravi della neoplasia. “Attualmente non esiste un programma condiviso che sia valido su tutto il territorio nazionale – afferma il dott. Alberto Lapini, Presidente Nazionale SIUrO -. Spetta al singolo centro stabilire i controlli da svolgere dopo la diagnosi della malattia. Può quindi succedere che alcuni italiani siano sottoposti ad un numero eccessivo di esami mentre altri pazienti non vengano sufficientemente monitorati. Spesso capita che alcuni test, particolarmente complessi e magari superflui, siano pagati dallo stesso malato. Vogliamo quindi razionalizzare e uniformare la pratica clinica per poter così ridurre gli esami superflui. Questo porterebbe anche a notevoli risparmi economici sia per il singolo paziente che per l’intero sistema sanitario nazionale”. In totale sono circa 500mila gli italiani che vivono con un tumore della prostata. I costi per le diagnosi, i trattamenti e il follow-up a cinque anni per ogni singolo paziente ammontano a circa 10mila euro l’anno per un totale di oltre 420 milioni. “E’ in assoluto la neoplasia più diffusa tra gli uomini italiani e perciò è ancora più importante riuscire ad evitare gli sprechi – aggiunge il dott. Giario Conti, Segretario Nazionale SIUrO -. Possiamo inoltre ottenere risultati migliori per quanto riguarda il cancro alla prostata resistente a castrazione (o CRPC). In quelle nazioni, come per esempio la Francia, in cui sono attivi precisi protocolli di monitoraggio si riscontra, infatti, una maggiore sopravvivenza. Il carcinoma prostatico è una patologia particolarmente “furba” perché riesce a mettere in atto dei sistemi di difesa che contrastano l’efficacia delle terapie. Oggi abbiamo a disposizione trattamenti che permettono a oltre il 90% dei pazienti di sconfiggere il tumore. Ciò nonostante ogni anno dobbiamo registrare anche 7.000 decessi soprattutto tra i più anziani. Per garantire al paziente una migliore risposta ai trattamenti, anche in caso di malattia avanzata, è necessario un monitoraggio accurato e dettagliato”. “Nonostante i grandi progressi della ricerca medico-scientifica il monitoraggio del tumore della prostata avanzato rimane una “zona oscura” che non viene ancora affrontata in nessuna linea guida – sottolinea il dott. Orazio Caffo, Consigliere Nazionale SIUrO -. Uno dei motivi di questa grave lacuna è che è sempre stato difficile mettere d’accordo i vari specialisti che si occupano della neoplasia. La nostra Società Scientifica ha la multidisciplinarietà nel suo DNA e riunisce al suo interno oncologi medici, urologi e oncologi radioterapisti. Proprio per questo motivo vogliamo essere i primi promotori di una svolta positiva sia per i clinici che per i pazienti”. Alla Consensus di Bologna oltre alla SIUrO aderiscono anche le altre sei Società che fanno parte del TMD (Team Multidisciplinare Uro-Oncologico): AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), AIRB (Società Italiana di Radiobiologia), AIRO (Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica), AURO (Associazione Urologi Italiani), CIPOMO (Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri) e SIU (Società Italiana di Urologia).

Nel nostro Paese ogni anno si registrano oltre 34.800 nuovi casi di cancro della prostata. Rappresentano il 20% di tutte le neoplasie diagnosticate dopo i 50 anni. “E’ una patologia che ha numeri importanti e che rappresenta un ottimo esempio dei vantaggi che si possono ottenere dalla gestione multidisciplinare e multiprofessionale dei tumori urologici – conclude il dott. Rolando M. D’Angelillo, Consigliere Nazionale SIUrO -. Se un paziente viene assistito da un team al cui interno lavorano e collaborano diversi specialisti, vengono ottimizzati l’appropriatezza diagnostica e terapeutica-osservazionale, l’accesso alle cure disponibili così come l’utilizzo delle risorse disponibili. Infine si riscontano anche miglioramenti sia nella qualità di vita del malato che nell’adesione alle terapie. Nei prossimi mesi organizzeremo una serie di incontri in cinque regioni italiane con i rappresentati delle istituzioni sanitarie locali e del personale medico. L’obiettivo finale è avviare un confronto e valutare se il modello proposto dal TMD può essere applicato e reso operativo sui vari territori. Sarà l’occasione per mettere a fuoco le principali criticità organizzative che caratterizzano le realtà locali e individuare i margini di miglioramento”.

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Tumore della prostata: dallo Yoga un aiuto contro gli effetti collaterali delle cure

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Roma, 13 aprile 2017 – Seguire una paio di lezioni alla settimana è un valido supporto per ridurre gli effetti collaterali dei trattamenti contro il tumore della prostata. Questa disciplina aiuta a migliorare la salute fisica, sessuale, emotiva e clinica. E’ quanto sostiene uno studio randomizzato che ha esaminato l’effetto dello yoga su persone con una neoplasia alla prostata che stavano effettuando radioterapia. I ricercatori della Perelman School of Medicine presso l’Università della Pennsylvania hanno preso in esame pazienti che hanno subito tra sei e nove settimane di radioterapia per il cancro alla prostata. I partecipanti sono stati randomizzati in due gruppi: uno di 22 persone ha fatto lezioni di yoga di 75 minuti due volte a settimana e l’altro gruppo di 28 uomini è servito come gruppo di controllo. Ogni paziente ha anche compilato un questionario per valutare la gravità della fatica e l’impatto sulla vita quotidiana. Il primo questionario è stato somministrato tra due e tre settimane prima dell’inizio della radioterapia, poi due volte alla settimana durante la ricezione della terapia, quindi c’è stato un sondaggio finale al termine del periodo di studio. I risultati, pubblicati sull’International Journal of Radiation Oncology, Biology and Physics, mostrano che chi ha frequentato yoga riportava meno fatica fisica, uno dei principali effetti collaterali della radioterapia, e presentava una migliore funzione sessuale e urinaria rispetto a chi non lo ha fatto. Inoltre si è notato che anche il loro umore migliorava più velocemente.

TUMORI UROLOGICI: “PIÙ DI 77.300 NUOVI CASI OGNI ANNO IN ITALIA

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Milano, 20 Dicembre 2016 – Per la prima volta è definita una strategia condivisa per trattare i tumori urologici. In particolare sono stabiliti i volumi minimi di attività necessari per ciascuna patologia, a cui dovranno attenersi i team multidisciplinari chiamati a curare i pazienti. Con chiari vantaggi grazie alla definizione dei percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA): da un lato miglioreranno l’appropriatezza e la qualità delle prestazioni, dall’altro si avranno risparmi e riduzione dei costi per il sistema sanitario evitando esami inutili. La linea condivisa è contenuta nel documento di consenso sul team multidisciplinare uro-oncologico firmato a Milano in una Consensus Conference da sette società scientifiche: AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), AIRB (Società Italiana di Radiobiologia), AIRO (Associazione Italiana Radioterapia Oncologica), AURO (Associazione Urologi Italiani), CIPOMO (Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri), SIU (Società Italiana di Urologia) e SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica). Nel nostro Paese sono diagnosticati annualmente oltre 77.000 nuovi casi di queste neoplasie (34.400 prostata, 26.600 vescica, 13.400 rene e vie urinarie, 2.500 testicolo, 470 pene), che rappresentano il 21% del totale delle diagnosi di cancro (365.000 stimate nel 2016). “La patologia oncologica in ambito urologico necessita sempre più di una formazione e di un approccio multidisciplinare – affermano Carmine Pinto (presidente AIOM), Riccardo Santoni (presidente AIRB), Elvio Russi (presidente AIRO), Michele Gallucci (presidente AURO), Maurizio Tomirotti (presidente CIPOMO), Vincenzo Mirone (segretario generale SIU) e Riccardo Valdagni (presidente SIUrO) -. Ogni team multidisciplinare uro-oncologico deve prevedere un nucleo centrale (core team) composto dalle figure professionali prevalentemente coinvolte nel processo di diagnosi e cura (urologo, oncologo medico e oncologo radioterapista) e un non core team multidisciplinare e multi professionale che può essere coinvolto su richiesta del nucleo centrale. Va inoltre definita la figura di coordinamento clinico-scientifico e organizzativo all’interno di ogni team. Vogliamo migliorare l’appropriatezza diagnostica e terapeutica, rendere accessibili a tutti le cure più efficaci e migliorare la qualità di vita e l’adesione alle terapie da parte dei pazienti, ottimizzando così l’uso delle risorse”. I dati della letteratura indicano che i team multidisciplinari, rispetto alla valutazione mono-specialistica, possono modificare il processo diagnostico-terapeutico in maniera rilevante garantendo risparmi importanti: ad esempio nel tumore della prostata fino al 20% dei casi, nella vescica fino al 22-40% e nel rene fino al 17-35%. Il documento di consenso prodotto dalle Società scientifiche coinvolte in questo progetto costituisce la base per l’interazione dei team multidisciplinari con le Direzioni Aziendali per definirne l’applicazione locale attraverso percorsi interni o nell’ambito delle reti oncologiche regionali.

Cancro della prostata: gli oncologi promuovono stili di vita sani

 

prostataA Palermo e provincia, ogni anno, sono diagnosticati più di 500 nuovi casi di tumore della prostata, mentre in tutta la regione le diagnosi sono quasi 3.000. I dati sono sotto la media nazionale, tuttavia, pur avendo una percezione complessivamente positiva della propria salute (69%), quasi la metà dei sicilianiover65 fa poco moto, due su tre sono in sovrappeso e quasi uno su quattro fuma. Abitudini da correggere, anche in età matura. In Italia,nel 2015 sono state più di 35.000 le diagnosi di questo tumore, un quinto del totale,il più frequente nei maschi con più di 65 anni. Oggi la popolazione anziana in Sicilia rappresenta circa il 19% del totale, percentuale che fra 20 anni arriverà a superare il 30%. Tuttavia, 8anziani su 10 non sanno che si può prevenire o anche convivere con il cancro della prostata adottando stili di vita sani. Le cattive abitudini, comprese l’abitudine al fumo e il consumo di alcol,possono infatti essere corrette anche in età avanzata. Il consumo di frutta e verdura in Sicilia è basso: solo l’11,2% adotta una dieta sana, i fumatori anziani sono l’11,2% e uno su 10 è a rischio di eccedere con gli alcolici.

Questa situazione, che si estende in misura più o meno evidente in tutta Italia, ha portato l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) a lanciare il progetto ‘Prostata: sul tumore vince chi gioca d’anticipo’, un vero e proprio “Tour della prevenzione” in ventitré città che permette agli oncologi di parlare esclusivamente agli anziani di lotta alle neoplasie nei centri ricreativi per la terza età.L’iniziativa, realizzata con successo da AIOM, grazie al contributo incondizionato di Janssen, farmaceutica di Johnson & Johnson, è giunta al suo ultimo appuntamento, che si svolgerà domani pomeriggio a Palermo alle ore 17:30 presso il centro CSA Auser in Via Nissa, 1.

“Sapere che il 79% degli anziani non ritenga utile modificare le abitudini scorrette in età avanzata è preoccupante – ha commentato il prof. Antonio Russo, direttore dell’Oncologia Medica all’Azienda Ospedaliero- Universitaria ‘P. Giaccone’ di Palermo e consigliere nazionale AIOM -. È invece ampiamente dimostrata l’azione protettiva e antitumorale della dieta mediterranea e di una regolare attività fisica,in grado di contrastare i principali processi degenerativi legati all’invecchiamento, di prevenire i disturbi cardiovascolari e metabolici e diminuire anche il rischio oncologico.Anche fumo e alcol devono essere evitati, basti pensare che smettere di fumare in età avanzata, e lo confermano recenti studi, riduce il rischio di invalidità e morte fino al 34%”.

Il tour si focalizza soprattutto sui tumori negli over65, primo tra tutti quello della prostata, per spiegare che si può prevenire, ma anche che quando colpisce può essere sconfitto e si può ritornare a una vita normale. Obiettivo dunque è intercettare questa fascia di popolazione per la quale non esistono programmi di informazione adeguati. “Correggerei comportamenti a rischio come l’abitudine al fumo, il consumo di alcol o la sedentarietà porta enormi vantaggi anche in età matura, riducendo la probabilità di sviluppare una neoplasia –aggiunge l’oncologo -. Con l’invecchiamento, il rischio di cancro è 40 volte più alto rispetto alle persone di 20-40 anni e 4 volte rispetto a quelle di 45-65 anni. Nonostante ciò, il 40% dei tumori può essere prevenuto attraverso uno stile di vita salutare. Una dieta sana ha importanti effetti positiviperché, quando si è colpiti dalla malattia, può rallentare la progressione del cancro e aiutare il paziente a rispondere meglio alle terapie. E l’oncologo ha un ruolo chiave nell’informareil paziente non solo sulla patologia e sui trattamenti ai quali sarà sottoposto, ma soprattutto su come gestire il tumore, partendo dalla correzione di quei comportamenti sbagliati come l’abitudine al fumo, il consumo di alcolici, l’alimentazione poco equilibrata e la sedentarietà”.

PROSTATA : TOUR DEGLI ONCOLOGI A BRESCIA PER PROMUOVERE STILI DI VITA SANI

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Ogni anno, il cancro della prostata colpisce 7.430 lombardi, 750 solo a Brescia e provincia. In tutta Italia, nel 2015 le diagnosi di questo tumore, un quinto del totale e il più frequente nei maschi con più di 65 anni, sono state più di 35.000. Fatto non irrilevante, visto che la popolazione anziana rappresenta oggi circa il 21% del totale, ma nel 2050 gli over65 nel mondo raddoppieranno e i super-anziani, con più di 80 anni, triplicheranno. Tuttavia, 8 su 10 non sanno che si può prevenire o anche convivere con il cancro della prostata adottando stili di vita sani ed evitando alcol e fumo. Le cattive abitudini possono infatti essere corrette anche in età avanzata. “Un quarto dei cittadini lombardi più anziani fa poca attività fisica e circa la metà supera il peso forma – afferma il prof. Alfredo Berruti, professore associato di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Brescia e direttore del reparto di Oncologia Medica alla ASST Spedali Civili di Brescia -. Anche l’alimentazione non è sempre la migliore per la maggior parte degli anziani residenti in questa regione: solo il 13% consuma frutta e verdura in quantità adeguate. Inoltre, l’11% degli over65 fuma e il 21,1% eccede con gli alcolici”.
Questa situazione, che interessa più o meno pesantemente tutta l’Italia, ha portato l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) a lanciare il progetto ‘Prostata: sul tumore vince chi gioca d’anticipo’, un vero e proprio ‘Tour della prevenzione’ in ventitré città che prevede l’approccio diretto degli oncologi con gli anziani per parlare esclusivamente di lotta alle neoplasie nei centri ricreativi per la terza età. L’iniziativa, realizzata con successo da AIOM, grazie al contributo incondizionato di Janssen, farmaceutica di Johnson & Johnson, è giunta al suo ventesimo appuntamento, che si svolgerà oggi pomeriggio a Brescia alle ore 15 presso l’Auditorium Anteas (Via Altipiani d’Asiago, 3). “Sapere che il 79% degli over65 non ritenga utile modificare le abitudini scorrette in età avanzata è preoccupante – continua il prof. Berruti. – È invece largamente dimostrata l’azione protettiva e antitumorale della dieta mediterranea e di una regolare attività fisica, che sono in grado di contrastare i principali processi degenerativi legati all’invecchiamento, di prevenire i disturbi cardiovascolari e metabolici e diminuire anche il rischio oncologico. Basti pensare che smettere di fumare in età avanzata, come confermano recenti studi, riduce il rischio di invalidità e morte fino al 34%”.
Il tour promosso da AIOM si focalizza soprattutto sui tumori della terza età, primo tra tutti quello della prostata, per spiegare che il cancro si può prevenire, ma che anche quando colpisce può essere sconfitto e si può tornare ad una vita normale. Obiettivo è una fascia di popolazione per la quale non esistono programmi di informazione adeguati: gli anziani. “Correggere comportamenti a rischio come l’abitudine al fumo, il consumo di alcol o la sedentarietà offre notevoli vantaggi anche in età matura, riducendo la probabilità di sviluppare una neoplasia – aggiunge l’oncologo -. Con l’invecchiamento, il rischio di cancro è 40 volte più alto rispetto alle persone di 20-40 anni e 4 volte rispetto a quelle di 45-65 anni. Nonostante ciò, il 40% dei tumori si può prevenire attraverso stili di vita corretti. Una dieta sana ha importanti effetti positivi perché, quando si è colpiti dalla malattia, può rallentare la progressione del cancro e aiutare il paziente a rispondere meglio alle terapie. L’oncologo ha un ruolo chiave nell’informare il paziente non solo sulla patologia e sui trattamenti a quali sarà sottoposto, ma soprattutto su come gestire il tumore, partendo dalla correzione di quei comportamenti sbagliati come l’abitudine al fumo, il consumo di alcolici, l’alimentazione poco equilibrata e la sedentarietà”.

Tumore della prostata: Colpisce ogni anno più di 600 persone,circa 250 nella città di Trento

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In Italia, le nuove diagnosi di questa neoplasia sono state più di 35.000 nel 2015, circa il 20% del totale, la più frequente tra gli over 65, che in questa regione costituiscono circa il 19% della popolazione. Ma 8 su 10 non sanno che si può prevenire o comunque vivere a lungo con una diagnosi di tumore adottando stili di vita sani. Nella provincia autonoma di Trento, il 23% degli anziani eccede con l’alcol, il 46,4% è in sovrappeso oppure obeso e quasi il 6% è fumatore. Per sottolineare l’importanza di adottare abitudini corrette anche nella popolazione anziana fa tappa a Trento il ‘Tour della prevenzione oncologica nella terza età‘, promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) che porta gli oncologi a parlare di lotta ai tumori direttamente agli anziani nei centri ricreativi per la terza età, è focalizzato sulla prevenzione dei tumori negli anziani, per rassicurarli che anche quando questi colpiscono si possono controllare e si può avere una vita normale. L’obiettivo di AIOM era intercettare la fascia di popolazione per la quale non esistono ad oggi programmi di informazione adeguati.”Esiste un enorme vantaggio nel correggere le cattive abitudini, anche se si è in età matura -aggiunge l’oncologa Francesca Maines, Ospedale Santa Chiara di Trento. – Negli anziani, il rischio di cancro è 40 volte più elevato rispetto agli adulti più giovani di 40 anni e 4 volte maggiore rispetto a quelli di 45-65 anni. Stili di vita sani non solo hanno effetti preventivi ma, quando si è colpiti dalla malattia, aiutano a rispondere meglio alle terapie e ad abbassare il rischio di recidiva”.

“E non è tutto. Un secondo aspetto su cui dobbiamo insistere in questa popolazione-prosegue la dottoressa-riguarda il momento della diagnosi. La maggior parte dei tumori della terza età è scoperta in fase avanzata. E spesso non tutti i pazienti accedono ai trattamenti innovativi”. Tra i temi che verranno discussi nel dibattito sarà inclusa anche la gestione del tumore prostatico, il più frequente tra gli uomini di età superiore ai 65 anni. “Si tratta di una malattia subdola, perché possono passare anni prima della comparsa di sintomi evidenti-spiega l’esperta-. Tuttavia, grazie a una maggior attenzione al proprio stile di vita e a nuovi trattamenti, questo tumore può essere gestito bene anche in età molto avanzata. Nove pazienti su dieci, infatti, superano o convivono con la malattia con una buona qualità di vita. Per il tumore prostatico non esistono ancora programmi di screening efficaci come la mammografia e il sangue occulto nelle feci, rispettivamente per il cancro della mammella e del colon-retto. Per questo è importante l’informazione.