ANMAR: UN DIFENSORE CIVICO PER I PAZIENTI REUMATICI

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Roma, 19 luglio 2019 – Un “ponte” tra il cittadino e la Pubblica Amministrazione. E’ questo l’obiettivo che si pone “PartecipAZIONE”, il servizio di Difensore Civico promosso dalla ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici). Pazienti, clinici, caregiver e di tutti coloro che direttamente o indirettamente sono alle prese con una patologia reumatologica potranno inviare segnalazioni di criticità. “Si farà portavoce verso le Istituzioni con le quali vogliamo instaurare un dialogo costruttivo allo scopo di raggiungere soluzioni mediate che rispettino tutti gli interessi in gioco – afferma Silvia Tonolo, Presidente Nazionale ANMAR -. Risulta molto più difficile per un individuo contestare un ente che dovrebbe rappresentare il bene comune, sia perché non si conoscono appieno i propri diritti sia, più spesso, per il timore di ritorsioni e azioni disciplinari. Da qui l’esigenza di modificare radicalmente il rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadino, ponendo l’accento sul dialogo e l’interrelazione piuttosto che sul rapporto d’autorità”. “Con PartecipAZIONE vogliamo soprattutto evitare che i pubblici uffici abusino del potere loro conferito. Così si può ridurre il distacco tra cittadino e Istituzioni che è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto – aggiunge la Presidente ANMAR”.

MALATTIE REUMATOLOGICHE: ANCORA SOTTOSTIMATE E CRESCONO I COSTI

Al convegno al Senato sono presentati anche i risultati della campagna Reumadays 2019

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Roma, 15 luglio 2019 – “Le malattie reumatologiche sono in Italia la prima causa di invalidità temporanea e la seconda di invalidità permanente. Il 27% delle pensioni di invalidità è attribuibile a queste patologie. Un trend, purtroppo, in continua crescita. Entro 20 anni, infatti, raddoppierà il numero di italiani over 65 con criticità muscolo-scheletriche. E risultano già in forte aumento i costi socio-sanitari. Nel 2017, rispetto all’anno precedente, nelle strutture sanitarie pubbliche si è registrato un aumento di spesa per l’acquisto di farmaci per il sistema muscolo-scheletrico di oltre 35%. E i consumi di questi medicinali negli ospedali e USL sono incrementati dell’8%. La spesa farmacologica deve essere considerata alla luce dei risultati che queste terapie possono offrire a patto che vengano iniziate tempestivamente: riduzione della inabilità al lavoro, contenimento della disabilità, miglioramento della qualità di vita e riduzione della mortalità correlata alle malattie reumatologiche. Eppure le malattie reumatologiche sono ancora sottostimate e si registrano poche diagnosi precoci. Dobbiamo sensibilizzare i cittadini e i medici a fare di più. Per questo la Società Italiana di Reumatologia (SIR) intensificherà le campagne educazionali e i progetti specifici già avviati rivolti agli anziani. E ci auguriamo che le Istituzioni siano al nostro fianco in queste nuove iniziative”. E’ l’appello lanciato dal Presidente della SIR, Luigi Sinigaglia al Presidente della Commissione Sanità del Senato Pierpaolo Sileri in occasione di un convegno svoltosi oggi a Palazzo Madama, promosso da SIR in collaborazione con Federanziani Senior Italia. “Sono patologie che non colpiscono solo gli anziani tuttavia sono proprio loro le persone più esposte ai rischi – afferma Sinigaglia -. L’approccio che dobbiamo avere con questa particolare categoria di pazienti deve per forza essere diverso e tener conto di una serie di comorbidità. Tra queste ci sono anche le condizioni tipiche dell’età geriatrica come demenza, depressione, disturbi metabolici, diabete, ipertensione, disturbi cardiovascolari. Tutto ciò rende più difficili i nostri interventi sia diagnostici che terapeutici. E spesso siamo costretti ad intervenire quando è troppo tardi e la malattia ha già determinato danni irreversibili. Favorire il più possibile la prevenzione primaria e secondaria delle malattie reumatologiche è un provvedimento che non può più essere rinviato. Inoltre rappresenta un importante investimento per il futuro dell’intero sistema Paese”. “Anche una corretta educazione sanitaria della popolazione è necessaria per contenere l’impatto sempre maggiore delle patologie reumatologiche – aggiunge il prof. Guido Valesini, Vice Presidente SIR -. Non possono più essere considerate come degli innocui acciacchi della terza età ma come disturbi invalidanti, molto dolorosi e che impediscono i più semplici gesti quotidiani. Malattie come artrite reumatoide, spondilite anchilosante, artrite psoriasica, connettiviti, osteoporosi sono caratterizzate dal fatto di poter determinare un danno irreversibile alle articolazioni alle ossa, ai muscoli e a volte anche agli organi interni. Possono essere anche fatali ma oggi sono disponibili terapie in grado di fermare la progressione della malattia. Tuttavia solo la metà degli italiani sa che esistono queste cure efficaci”. Per questo la SIR insieme a Federanziani Senior Italia ha promosso la campagna Malattie Reumatologiche? No Grazie! dove per la prima volta i reumatologi sono andati in 25 centri anziani di altrettante città per tenere lezioni di salute. “Più di un terzo degli anziani con una patologia cronica è colpito da artrite o artrosi – sottolinea il dott. Roberto Messina, Presidente di Federanziani Senior Italia -. E’ quindi cruciale che gli over 65 siano i principali destinatari di campagne educazionali specifiche. Servono inoltre provvedimenti specifici per garantire ai pazienti di tutte le Regioni le nuove e più efficaci terapie”. “Vogliamo insegnare ai non più giovanissimi la prevenzione e come riconoscere i primi sintomi delle patologie” aggiunge il presidente Sinigaglia.

 

 

TUMORE DEL POLMONE: NASCE LA LUNG AMBITION ALLIANCE CON L’OBIETTIVO DI RADDOPPIARE LA SOPRAVVIVENZA A 5 ANNI

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Un paziente su cinque colpito da cancro al polmone è vivo 5 anni dopo la diagnosi

Milano, 12 luglio, 2019 – L’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC), il Guardant Healt, la Global Lung Cancer Coalition (GLCC) e AstraZeneca hanno annunciato la nascita della Lung Ambition Alliance, una nuova partnership con la coraggiosa ambizione di eliminare il cancro al polmone come causa di morte. Il primo obiettivo dell’Alliance è quello di raddoppiare la sopravvivenza a cinque anni per i pazienti affetti da questo tumore entro il 2025.
Ogni 18 secondi, una persona perde la vita a causa del cancro al polmone e, solamente nel 2018, per questa malattia sono morte approssimativamente 1,8 milioni di persone. 1 Al 40 per cento dei pazienti la malattia viene diagnosticata quando il tumore si è già diffuso oltre i polmoni e la prognosi si è ormai aggravata. 2 Oggi, solo un paziente su cinque colpito da cancro al polmone è vivo 5 anni dopo la diagnosi. 3

Jesme Fox, Segretario della Global Lung Cancer Coalition, ha commentato: “La Lung Ambition Alliance nasce in un momento cruciale per il cancro al polmone. I progressi scientifici hanno permesso di trasformare la diagnosi, il trattamento e la gestione della malattia. Vi sono, tuttavia, ancora barriere che impediscono di migliorare e accelerare la cura. Come attori della comunità impegnata nella lotta al cancro al polmone, abbiamo la responsabilità di unirci con urgenza al fine di sostenere e proporre le migliori soluzioni ai pazienti”.

L’Alliance unisce competenze specifiche e complementari che includono ricerca e formazione (IASLC), diagnostica (Guardant Health), supporto dei pazienti (GLCC), ricerca e sviluppo di nuovi farmaci (AstraZeneca).
Incrementare la percentuale di screening e di diagnosi precoci, mettere a disposizione farmaci innovativi e migliorare la qualità della cura per le persone affette da cancro al polmone sono le tre priorità identificate dai soci fondatori. I progetti iniziali che l’Alliance intende supportare sono:

1. Early Lung Imaging Confederation (ELIC), un nuovo database globale di screening basato sul cloud, pensato per migliorare la diagnosi e la gestione multidisciplinare del tumore al polmone in stadio precoce. Il progetto si basa sulle crescenti evidenze che supportano l’utilizzo dello screening con tomografia computerizzata (TC) per favorire la riduzione della mortalità. 4 Questo insieme di immagini e dati può essere usato per migliorare la costruzione dei modelli di rischio, la diagnosi e gli strumenti diagnostici, proponendosi come nuovo standard globale per la qualità dei dati. In una fase successiva, l’intelligenza artificiale (IA) potrebbe essere applicata per migliorare ulteriormente l’affidabilità degli strumenti attraverso lo screening con tomografia computerizzata. L’Alliance contribuirà alla raccolta dati, già iniziata nella seconda metà del 2018 da IASCL, per questo database e assisterà nella misurazione degli outcome dei pazienti nelle diverse fasi del percorso di cura (inclusa la diagnosi iniziale, il primo trattamento e il follow up).

Giorgio Scagliotti, Presidente IASLC, ha commentato: “Uno screening efficace è fondamentale per identificare e diagnosticare precocemente il cancro al polmone e altre neoplasie toraciche, con benefici in termini di opzioni di cura disponibili e probabilità di sopravvivenza. L’applicazione di approcci di ‘quantitative imaging’ come ELIC può migliorare l’accuratezza e l’efficienza dello screening del tumore al polmone. La nostra piattaforma si propone di diventare un’importante risorsa globale per i ricercatori e per i team di cura che desiderano ampliare la loro conoscenza. La Lung Ambition Alliance fornirà il focus, l’esperienza e le risorse necessarie per accelerare l’espansione del nostro database”.

2. Major Pathologic Response Project, una raccolta di dati provenienti da studi clinici che possono essere utilizzati per la validazione degli endpoint surrogati e per l’individuazione di biomarcatori predittivi, i quali potrebbero consentire una migliore identificazione delle caratteristiche del tumore. Gli obiettivi del progetto sono quelli di accelerare lo sviluppo di una nuova generazione di trattamenti target e di guidare verso un intervento precoce laddove vi sia un maggiore potenziale di cura. 5 L’Alliance aiuterà a raccogliere i dati provenienti da studi promossi da gruppi cooperativi e dall’industria farmaceutica, che possono essere utilizzati con le autorità regolatorie in tutto il mondo nella validazione dei dati clinici più importanti.

AmirAli Talasaz, Presidente e Chief Operating Officer del Guardant Healt, ha commentato: “La medicina di precisione sta migliorando la prognosi per alcuni pazienti affetti da cancro al polmone. Noi crediamo che l’approccio alla medicina di precisione possa essere ancora più efficace quando utilizzato nelle fasi precoci di malattia o immediatamente dopo la recidiva. Il Major Pathologic Response Project aiuterà ad accelerare lo sviluppo di opzioni terapeutiche potenzialmente curative, con l’identificazione di endpoint surrogati che possono essere usati per velocizzare studi clinici e nuovi approcci diagnostici – ad esempio la localizzazione del DNA di cellule tumorali circolanti all’interno dei campioni di sangue – al fine di identificare i pazienti con una prognosi peggiore, permettendo una valutazione della risposta terapeutica e un monitoraggio della recidiva routinari”.

3. Initiatives in Lung Cancer Care (ILC2), un bando il cui lancio è previsto nella seconda metà del 2019, che invita le Associazioni dei Pazienti di tutto il mondo a sviluppare e presentare progetti pilota a livello locale che possano trasformare la cura e incrementare la sopravvivenza. Il bando mira a supportare la comunità di pazienti affetti da cancro al polmone, supportando le migliori pratiche multidisciplinari, informando i pazienti sulle opzioni terapeutiche e fornendo supporto alla qualità della vita degli stessi durante e dopo il trattamento. Un comitato composto dai rappresentanti dei membri della Lung Ambition Alliance valuterà e selezionerà le candidature che hanno soddisfatto i criteri per il finanziamento.

Patrick Connor, Vice President e Global Franchise Head, Tumor Drivers and Resistance Mechanisms di AstraZeneca, ha commentato: “Il cancro del polmone è una malattia estremamente invasiva sulla sfera personale e nel mondo gli approcci di cura possono variare molto. Al fine di raggiungere il nostro obiettivo di sopravvivenza, dobbiamo incoraggiare iniziative che affrontino gli ostacoli a livello nazionale e implementino lo screening e la diagnosi precoce, aiutino lo sviluppo di una medicina innovativa e migliorino la qualità della cura. Attraverso l’unione con attori che dispongono di ampie reti globali e di aree distinte ma complementari, in merito al cancro del polmone, ci troviamo nella posizione migliore per dedicarci ai problemi che affrontano questi pazienti”.

L’Alliance promuoverà un’indagine internazionale, guidata da Ipsos MORI, al fine di identificare le barriere locali che necessitano di attenzione prioritaria. I risultati, attesi per l’autunno del 2019, saranno utilizzati per affinare ulteriormente e determinare le priorità della Lung Ambition Alliance. Per informazioni sull’indagine e per sapere come la comunità possa condividere le proprie opinioni visita il sito LungAmbitionAlliance.org.

Lung Ambition Alliance
La Lung Ambition Alliance è una partnership distintiva di differenti organizzazioni, unite nell’obiettivo di eliminare il cancro del polmone come causa di morte. Lo scopo dell’Alliance è quello di accelerare il progresso e apportare un cambiamento significativo per i pazienti affetti da tumore al polmone amplificando le competenze di ciascun partner e dando priorità a progetti di impatto per il raggiungimento di tale obiettivo. I partners fondatori – la International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC), il Guardant Health, la Global Lung Cancer Coalition (GLCC) e AstraZeneca – esploreranno e supereranno le barriere allo screening e alla diagnosi precoce, allo sviluppo di farmaci innovativi e alla qualità della cura, perseguendo una visione ambiziosa riguardo al futuro del cancro al polmone, che inizia con il raddoppiamento della sopravvivenza a 5 anni entro il 2025.

Per ulteriori informazioni, visita www.lungambitionalliance.it

TUMORI: OGNI ANNO 90MILA ITALIANI MIGRANO PER CURE

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Roma, 11 luglio 2019 – Ogni anno 90.660 italiani colpiti dal cancro sono costretti a cambiare Regione per curarsi. Un flusso che ha costi notevoli, quelli diretti (per visite mediche, farmaci, caregiver e viaggi) ammontano a circa 7.000 euro ogni anno per famiglia (“Migrare per curarsi”, Censis). Questione che può essere gestita con la diffusione su tutto il territorio nazionale di criteri uniformi per la realizzazione delle reti oncologiche regionali, che possono essere implementate agendo in quattro direzioni: riduzione delle migrazioni sanitarie, accesso all’innovazione, punti di ingresso nella rete riconosciuti e vicino al domicilio del paziente, integrazione con la medicina del territorio e con il volontariato.  La proposta viene dal convegno nazionale Dalla parte del paziente, il valore della persona: la presa in carico e le opportunità delle reti oncologiche, organizzato oggi a Roma da All.Can Italia, coalizione che si propone di ridefinire il paradigma di gestione del cancro, adottando un’ottica interamente centrata sul paziente. All.Can Italia è una piattaforma che coinvolge realtà come FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), AIL (Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma), Scuola Italiana di Senologia, Fondazione Melanoma, ACTO (Alleanza Contro il Tumore Ovarico) Onlus, VIDAS (Volontari Italiani Domiciliari Assistenza Sofferenti), oltre a partner specializzati come IQVIA e Intermedia, ed è resa possibile grazie al contributo di Bristol-Myers Squibb e AbbVie.  L’iniziativa segue la recente approvazione in Conferenza Stato-Regioni dell’accordo per la revisione delle Linee Guida organizzative per le Reti Oncologiche, oggi attive in Piemonte e Valle D’Aosta, Veneto, Toscana, Umbria, Liguria, Provincia autonoma di Trento, Puglia e Campania oltre che in Lombardia ed Emilia-Romagna, pur se con configurazioni differenti.  “Le reti sono una grande occasione per la presa in carico del paziente oncologico – spiega la senatrice Emilia Grazia De Biasi, Portavoce di All.Can Italia –, che di fronte ad una diagnosi si sente spesso solo e non supportato. Realizzare innovazione organizzativa nelle reti significa garantire al paziente un percorso di cura globale e multidisciplinare, percorsi diagnostico-terapeutici definiti, offrendo un punto di incontro con l’innovazione terapeutica. Porre il paziente al centro significa, infine, farsi carico della persona e degli aspetti sociali oltre che di quelli strettamente sanitari: dall’assistenza domiciliare alla presenza di professioni sanitarie differenti, ad un rapporto nuovo con il medico di medicina generale, che deve essere coinvolto nel percorso di cura. Le reti oncologiche sono dunque un’occasione di riconversione della spesa e risparmio in favore della qualità e dell’appropriatezza delle cure”.  “La ricerca, che è parte integrante della rete, è il presupposto dell’innovazione – afferma il prof. Gianni Amunni, vice presidente di Periplo e Direttore Generale dell’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (ISPRO) -. Per questo occorre garantire un sostegno economico, favorendo e incentivando le sinergie tra i ricercatori. Va individuata un’infrastruttura comune per le sperimentazioni cliniche, in grado di promuovere la partecipazione a studi anche nelle realtà periferiche. In Italia, nel 2018, sono stati diagnosticati 373.300 nuovi casi di tumore. Il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a cinque anni dalla diagnosi, con un incremento a 15 anni rispettivamente dell’8% e del 15%. Passi in avanti raggiunti grazie alla ricerca, che ha reso disponibili armi efficaci come le terapie a bersaglio molecolare e l’immunoterapia. La rete rappresenta il miglior modello organizzativo per l’oncologia, perché ‘avvolge’ il paziente con l’insieme dei servizi che vanno dagli ambulatori periferici all’alta specializzazione fino alla ricerca”.  La maggior capacità delle reti di intercettare la domanda si esplica con la disponibilità di punti di accesso riconosciuti sul territorio, vicini al domicilio del malato. “Nelle diverse reti possono assumere vari nomi, ad esempio Centri Accoglienza e Servizi (C.A.S.) in Piemonte e Centri di Orientamento Oncologico (CorO) in Puglia – evidenzia il dott. Oscar Bertetto, Direttore del Dipartimento Interaziendale Interregionale Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta presso la Città della Salute e della Scienza di Torino -. Questi punti hanno compiti di informazione, accoglienza e prima diagnosi dei nuovi pazienti oncologici, con successivo invio ai centri clinici di riferimento, nonché funzioni amministrativo-gestionali e di supporto per tutte le persone colpite da tumore. Rappresentano una sorta di ‘gate’ per l’accesso facilitato alla rete e, quindi, alle cure, assicurano la presa in carico iniziale del paziente e ne monitorano il mantenimento in carico presso le strutture di riferimento. Questi punti di accesso devono essere distribuiti su tutto il territorio e assicurare un team multidisciplinare composto da oncologo, psico-oncologo, infermiere, assistente sociale, operatore amministrativo e volontari delle associazioni dei pazienti”.  “La frammentazione regionale e la migrazione sanitaria incidono negativamente sulla qualità di cura e sulla sostenibilità finanziaria del sistema sanitario regionale – conclude il prof. Sandro Pignata, coordinatore scientifico della Rete Oncologica Campana (ROC) -. Per poterle arginare in modo efficace, le reti devono prevedere l’attivazione di una piattaforma informatica, indispensabile per governare la domanda e l’offerta oncologica del territorio. In tal modo, la piattaforma si occupa della gestione delle patologie neoplastiche, garantisce a tutti i centri afferenti di contribuire alla piena attuazione di un percorso assistenziale organizzato ed efficiente, non dispersivo per il cittadino, ed in grado di rispondere al bisogno di salute, assicurando una gestione multidisciplinare integrata, aderente alle linee guida, secondo i principi di appropriatezza ed equità di accesso alle cure”.

TERAPIA DEL DOLORE: ASST DEL GARDA, TRADIZIONE E INNOVAZIONE

Attualmente sono funzionanti 11 ambulatori dedicati alla terapia del dolore

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Dal 2006 l’ASST Garda ha attivato ambulatori destinati al trattamento del dolore, nei quali vengono messi a disposizione sia tecniche innovative e tradizionali per la presa in carico dei pazienti affetti da dolore acuto o cronico di natura neoplastica o benigna. Nel corso degli anni – sottolinea il Direttore Generale Carmelo Scarcella – i nostri Ospedali hanno costantemente incrementato il numero e la tipologia di prestazioni offerte a testimonianza della grande attenzione che viene riservata a questo tipo di problematica. Nel 2017 i pazienti sono stati 349 (con una media mensile di 29 pazienti), nel 2018 sono stati 497 (media mensile 41) e, nei primi 5 mesi del 2019, sono già stati presi in carico 298 pazienti (media mensile 59,6) con un trend di crescita di circa il 70%. Stiamo avviando un progetto di collaborazione con i medici di medicina generale basato sull’apertura di un canale diretto con i nostri specialisti con discussione di casi clinici direttamente negli ambulatori degli MMG.”

Come funziona?

La presa in carico prevede una prima visita, indispensabile per inquadrare dal punto di vista clinico il paziente e per individuare il percorso terapeutico più adeguato per ogni singola persona: con utilizzo di farmaci anestetici fino a tecniche alternative o estremamente innovative, anche se il criterio utilizzato prevede sempre un approccio progressivo.

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Riguardano iniezioni epidurali, blocchi nervosi ecoguidati, infiltrazioni articolari, infiltrazioni faccette articolari. A questi trattamenti si aggiungono tecniche di medicina alternativa, come agopuntura e auricoloterapia che non presentano effetti collaterali. Dal 2017 sono stati sviluppati approcci innovativi come la radiofrequenza e la crio neuromodulazione

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E’ molto facile, l’accesso avviene attraverso la richiesta del medico di famiglia, previa prenotazione presso il CUP (Centro Unico di Prenotazione – telefono +39 0309037555 )

 

 

Tumore dell’ovaio: olaparib approvato in Europa per i pazienti con mutazione BRCA

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Milano, 20 giugno 2019 – La Commissione Europea ha approvato olaparib come trattamento di mantenimento in prima linea per le pazienti con tumore ovarico avanzato che presentano una mutazione del gene BRCA. Olaparib ha ricevuto l’approvazione per il trattamento di mantenimento di pazienti adulte con tumore ovarico avanzato (stadio III e IV) epiteliale di grado elevato o con tumore delle tube di Falloppio o primitivo del peritoneo che presentano una mutazione di BRCA1 o BRCA2 (germinale e/o somatica) e che hanno mostrato una risposta completa o parziale dopo chemioterapia standard di prima linea a base di platino. “Attualmente, il 70% delle pazienti con carcinoma ovarico in stadio avanzato va incontro a recidiva entro tre anni – afferma la Prof.ssa Nicoletta Colombo, Direttore del Programma di Ginecologia Oncologica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. I risultati dello studio SOLO-1, presentati nel corso del più recente Congresso della European Society for Medical Oncology e pubblicati sulla prestigiosa rivista ‘New England Journal of Medicine’, hanno evidenziato come un trattamento di mantenimento con olaparib riduca la percentuale di recidive nelle pazienti con tumore ovarico BRCA mutato: con questo trattamento mirato il 60% delle pazienti è libera da malattia a tre anni. Alla luce di questi importanti risultati e dell’approvazione europea, il mio auspicio è che l’esecuzione del test BRCA al momento della diagnosi diventi una realtà per tutte le pazienti con carcinoma ovarico affinché possano beneficiare di questa nuova importante arma terapeutica”. L’approvazione della Commissione Europea si basa sui dati dello studio di Fase III SOLO-1 che ha valutato olaparib come monoterapia di mantenimento paragonato a placebo nelle pazienti con carcinoma ovarico avanzato e con mutazione BRCA che avevano già ricevuto una chemioterapia di prima linea a base di platino. I risultati dello studio, presentati a ottobre 2018, hanno mostrato che, a un follow up di 40.7 mesi, la progressione mediana delle pazienti trattate con olaparib non era stata ancora raggiunta, rispetto ai 13,8 mesi registrati per il braccio trattato con placebo (HR 0.30 [95% CI, 0.23-0.41], p<0.001).

LA DERMATOLOGIA ITALIANA AI VERTICI NEL MONDO PER DIAGNOSI E CURA

In crescita dermatite atopica, psoriasi, tumori cutanei. Il prof. Calzavara Pinton: “Siamo apripista anche delle altre specialità mediche. Assistiamo ad una vera e propria rivoluzione nei trattamenti”

Intervista: Piergiacomo Calzavara-Pinton, Presidente SIDeMaST (Società di Dermatologia)

 

Aura emicranica, un prodotto nutraceutico dimezza le crisi

In Italia la malattia colpisce oltre 2 milioni e mezzo di persone

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Bologna, 31 maggio 2019 -I nutraceutici, sono sempre più utilizzati per la prevenzione e il trattamento di molte condizioni e patologie. Un prodotto a base di Partenio, 5idrossi-triptofano derivato dalla Griffonia e Magnesio, si è rivelato efficace per prevenire le crisi di aura emicranica e contrastare la cefalea che quasi sempre la segue. L’aura emicranica si manifesta con fenomeni visivi (flash, scotomi, offuscamento della vista), formicolii, e a volte difficoltà nel trovare le parole (afasia). Questi sintomi possono durare da pochi minuti fino a un’ora o più e lasciare una forte sensazione di disagio e spossatezza anche nelle 24 ore successive. Gli specialisti e i pazienti hanno oggi a disposizione un nutraceutico che si è dimostrato estremamente efficace nel ridurre la frequenza, l’intensità e la durata degli episodi non solo dell’aura ma anche dell’emicrania che ne segue. All’utilizzo dei nuovi nutraceutici nella cura di questi disturbi neurologici è dedicata una speciale sessione del IX Congresso Nazione della SINuT (Società Italiana di Nutraceutica) che si è aperto ieri a Bologna. Sono presentati, tra gli altri, anche i dati emersi da uno studio condotto in Lombardia da 9 Centri Cefalea delle principali città Lombarde appartenenti alla Società Italiana Studio delle Cefalee (SISC) su oltre 200 pazienti e pubblicato sull’International Journal of Neurology and Brain Disorders.  “L’utilizzo del prodotto (Aurastop) determina una drastica riduzione degli episodi di aura nella quasi totalità dei casi – afferma il dott. Giorgio Dalla Volta, del Comitato Direttivo della Societa’ Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC), Direttore del Centro Cefalee della Clinica Città di Brescia e relatore della sessione dell’evento bolognese -. La durata dell’aura è ridotta di più del 50% mentre il grado di disabilità è stato ridotto addirittura a un terzo. Quando si manifesta, l’aura è davvero un evento traumatico e scioccante. I pazienti, nei casi più eclatanti, sono convinti di essere colpiti da un ictus o da una altra grave malattia cerebro-vascolare. E questa percezione errata avviene nonostante il disturbo si ripresenti più volte nel corso dell’anno, a volte anche solo a distanza di pochi giorni. Il trattamento con il nutraceutico è privo di controindicazioni ed effetti collaterali e può così ridare una buona qualità di vita a chi lo assume”. “Dobbiamo ricordare che ad oggi non esiste nessuna molecola in commercio che sia stata progettata per bloccare l’aura. Fino ad ora noi clinici non avevamo presidi specifici per trattarla e potevamo solo contrastare la crisi alla comparsa dell’eventuale dolore emicranico con la somministrazione di farmaci analgesici o triptani. Adesso grazie a questo nutraceutico possiamo bloccare all’inizio l’insorgenza dell’aura e la conseguente crisi elettrica che avviene a livello celebrale. Possiamo inoltre evitare, ad un paziente su tre, la comparsa del dolore successivo e a chi compare ridurne l’intensità e rendere più efficace l’eventuale ricorso all’analgesico abituale, come evidenziano i risultati dello studio”. “Al Partenio, 5-HTP da Griffonia e Magnesio, è stata riconosciuta dalle Società Scientifiche italiane ed internazionali un’efficacia clinica nella prevenzione dell’emicrania” aggiunge Dalla Volta.  L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito l’emicrania fra le dieci malattie più disabilitanti. “E’ una patologia sociale che non può essere sottovaluta – conclude Dalla Volta -. In Italia circa 7 milioni di persone soffrono di emicrania e circa un paziente su quattro di questi sviluppa un’emicrania con aura e questo disturbo può diventare molto frequente e comparire anche più volte alla settimana. Occorre che la ricerca prosegua nella messa a punto di nuove soluzioni terapeutiche che rispondano in primis alla richiesta dei pazienti e cioè che siano molecole efficaci ma ben tollerate e i nutraceutici rispondono perfettamente a questo bisogno. Bambini o pazienti anziani, che assumono già tante altre medicine, possono utilizzare con tranquillità queste molecole naturali con beneficio evitando di ricorrere ad altri farmaci. Serve però fare chiarezza in questo variegato mondo dei nutraceutici e questo compito deve essere affidato alle Società Scientifiche che devono, attraverso le linee guida, indicare quali prodotti sono affidabili e quali no per il bene dei pazienti.”

Cistite: l’estate è il periodo piu’ critico per una donna su due, solo il 43% si rivolge al medico.

Parte una campagna educazionale della società scientifica sui social specifica per le varie fasce d’età

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Lecce, 23 maggio 2019 –  La metà delle italiane ammette di aver sofferto, almeno una volta nella vita, della patologia. Tuttavia il 31% ignora che si possa prevenirla mentre solo il 61% è consapevole che vi siano cure efficaci in grado di contrastarla. Appena una su tre indica i rapporti sessuali non protetti e l’igiene intima non corretta come cause principali che ne determinano l’insorgenza. E ben il 72% vorrebbe ricevere maggiori informazioni. E’ quanto emerge da un sondaggio, realizzato on line su oltre 2.000 donne nei giorni scorsi, promosso dall’Associazione Italiana di Urologia Ginecologica e del Pavimento Pelvico (AIUG). I risultati sono stati presentati al XXVIII Congresso Nazionale della Società Scientifica, che si apre oggi a Lecce alla presenza di oltre 500 specialisti da tutta Italia. Per aumentare il livello di consapevolezza su un disturbo ampliamente sottovalutato, l’AIUG avvierà nelle prossime settimane una campagna d’informazione sui social media. Gli uro-ginecologi insegneranno alle donne, d’ogni fascia d’età, quali precauzioni prendere per prevenire il disturbo e i rimedi da adottare per evitare complicanze. “La patologia risulta in crescita e presenta numeri importanti – afferma Gian Luca Bracco, Presidente dell’AIUG -. Il 30% delle italiane è stata colpita almeno una volta negli ultimi 12 mesi e in un caso su quattro la malattia si è ripresentata più volte nel corso di un anno. Si tratta di un’infezione della vescica di origine batterica che si manifesta attraverso bruciore vescicale, forte dolore e presenza di sangue nelle urine”. Le istruzioni che gli uro-ginecologi forniranno via web prevedono anche informazioni e consigli sulle principali cure. “Oggi abbiamo a disposizione diverse opzioni di trattamento – aggiunge Mauro Cervigni, Segretario Scientifico dell’AIUG -. La terapia antibiotica risulta essere quella più prescritta dal personale medico soprattutto per la fase acuta della patologia, non priva però di effetti collaterali. Tra questi va segnalato l’antibiotico resistenza che sta diventando una vera e propria emergenza sanitaria a livello mondiale. In forte ascesa risultano gli integratori alimentari contenenti il mannosio quali D-mannosio, kistionx cistiless e altri. L’ultimo a disposizione si chiama Urixana ad alto contenuto di D-mannosio estratto secco di salice e lattobacilli. Queste sostanze naturali hanno dimostrato di poter svolgere una forte attività anti-infettiva e inibire i batteri che sono alla base dell’insorgenza della patologia”. Sempre dal sondaggio nazionale dell’AIUG emerge anche una chiara difficoltà, da parte delle donne, ad affrontare alcuni temi delicati riguardanti la salute. Il 28% delle intervistate ammette di non parlare con nessuno dei propri disturbi intimi e il 13% chiede invece aiuto o consiglio al partner. Appena il 43% si rivolge invece al proprio medico di famiglia o ad un ginecologo. E spesso quindi si adottano rimedi e cure fai-da-te senza ricorrere al parere di un esperto. “Imbarazzo e pudori devono essere superati – sottolinea Cervigni -. La cistite, infatti, mina seriamente la qualità della vita e se non viene affrontata tempestivamente e nel modo corretto può generare problemi di salute che si protraggono per diversi anni. L’estate è il periodo più difficile da affrontare per una paziente, nonché il momento in cui registriamo un incremento dell’incidenza della malattia. L’umidità e il caldo, tipici di questa stagione, aumentano la proliferazione di microrganismi patogeni. Inoltre è più facile la disidratazione che rappresenta un ulteriore fattore di rischio così come l’alimentazione. Solo il 13% delle italiane è però consapevole che una dieta sana ed equilibrata, e ricca di frutta e verdura, può contrastare le infezioni. Daremo quindi consigli anche su cosa e quanto mangiare e bere quando ci troviamo in spiaggia o in piscina”. L’iniziativa dell’AIUG si svolge interamente on line e vuole combattere anche il preoccupante fenomeno delle fake news. “Sei italiane su dieci affermano di cercare proprio sulla Rete informazioni sul benessere intimo – conclude Bracco -. Per questo la nostra Società Scientifica ha deciso di intercettarle proprio in questo “luogo” con attività specifiche sui social media. Il web rappresenta sempre più una fonte di notizie false o non completamente corrette. Ciò è ancora più pericoloso quando bisogna affrontare un tema delicato come l’uro-ginecologia che interessa la sfera intima e sessuale di una persona. Attraverso diverse iniziative vogliamo soprattutto raggiungere, ed educare, le giovanissime che sono le più esposte al rischio di trovare on line informazioni non corrette”.
Numerosi gli altri temi di grande attualità, sia scientifica che sociale, al centro del meeting di Lecce. Gli uro-ginecologi discutono di dolore pelvico cronico, una patologia che sta sempre più emergendo come vera disabilità sociale. Ampio spazio è riservato anche alle novità terapeutiche dell’incontinenza urinaria e fecale. Infine la giornata di sabato viene dedicata al confronto con le associazioni dei pazienti e con le organizzazioni della società civile che si interessano della salute delle donne. L’evento, dal titolo “Salute della donna, stile di vita e medicina di genere”, vuole affrontare tutte le problematiche del pavimento pelvico. Rientra nella campagna nazionale AIUG contro l’incontinenza urinaria Donna=Disagio? Mai più!