POLIAMBULANZA, UN PONTE TRA BRESCIA E SINGAPORE

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Un intervento di chirurgia addominale d’avanguardia, eseguito per la prima volta al mondo in sincrono in un ospedale italiano e di Singapore. 

 

Brescia, 17 gennaio 2019 –  L’evento di pratica chirurgica che verrà eseguita in parallelo presso il National University Hospital di Singapore e Fondazione Poliambulanza di Brescia. Nello stesso momento, in diretta mondiale, il giorno 22 gennaio 2019, le équipe guidate dal dottor Edoardo Rosso, Direttore del dipartimento di chirurgia generale e specialistica di chirurgia del pancreas e del fegato di Fondazione Poliambulanza e dal dottor Davide Lomanto, Direttore del centro di chirurgia mininvasiva dell’Ospedale di Singapore, saranno coinvolte in una plastica di laparocele, un’operazione per curare l’ernia che insorge a seguito di interventi di chirurgia addominale. 

“L’intervento che eseguiremo per via laparoscopica (in 3D, 4K UHD) permetterà di ripristinare la continuità della fascia muscolare, la cui apertura ha determinato la fuoriuscita dell’ernia – chiarisce il dottor Rosso -. Interverremo con una rete di ultima generazione per un miglioramento della qualità di vita del paziente. Il laparocele causa una modifica del profilo costituzionale del malato e ne condiziona i movimenti. Non va sottovalutato, inoltre, il rischio di chiusura del tratto intestinale e la sua possibile resezione chirurgica”.
La scelta di eseguire l’intervento nelle due realtà ospedaliere ha un obiettivo didattico. “Eseguiremo passaggi diversi tecnicamente, per l’ordine delle procedure e per l’utilizzo degli strumenti – chiarisce la dottoressa Francesca Guerini, componente insieme al dottor Enea Bondioli e al dottor Angelo Gardinazzi dell’équipe chirurgica guidata dal dott. Rosso -. Attraverso il parallelismo sarà possibile per l’osservatore notare le differenze e quindi focalizzare l’attenzione sui vari passaggi”.
L’intervento potrà essere seguito in diretta il 22 gennaio 2019 dalle ore 9.00 alle ore 11.00 (ora italiana) o in differita, inserendo le proprie credenziali sulla piattaforma Hernia U (www.herniau.com).

REUMATOLOGIA: RITORNA LA CAMPAGNA #REUMADAYS 2019

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Roma, 19 dicembre 2018 – Dopo il grande successo dello scorso anno ritorna nella piazze italiane il progetto #Reumadays 2019. Saranno 11 le nuove città coinvolte nell’iniziativa che vuole sensibilizzare i cittadini sulle malattie reumatiche: Mantova, Ferrara, Roma, Milano, Bari, Catania, Cosenza, Genova, Torino, Trento e Napoli. In ogni tappa saranno installati info point, dove gli specialisti della Società Italiana di Reumatologia (SIR) incontreranno i cittadini. Sono previsti: speciali lezioni di salute, distribuzione di materiale informativo, consulti medici gratuiti e dimostrazioni pratiche di alcuni esami diagnostici. Il tutto sarà realizzato anche grazie all’aiuto delle associazioni dei pazienti. “Informazione e prevenzione sono due armi contro malattie serie ed invalidanti che colpiscono oltre cinque milioni di italiani – afferma il prof. Luigi Sinigaglia, Presidente Nazionale della SIR -. Le patologie reumatiche, nel nostro Paese, determinano un rischio invalidità per oltre 800mila persone, più di 600mila ricoveri ospedalieri ogni anno e costi sociali diretti e indiretti di circa 4 miliardi l’anno. Imparare a riconoscere i campanelli d’allarme risulta fondamentale perché prima riusciamo ad intervenire meglio è per la salute del paziente. Esistono alcuni segnali che contraddistinguono le diverse malattie come dolore e gonfiore alle articolazioni delle mani e dei piedi, rigidità articolare mattutina che interessa soprattutto le mani e può perdurare per qualche ora dopo il risveglio, stanchezza non altrimenti motivabile, presenza di una febbricola persistente, dolore lombare prevalentemente notturno e mattutino non correlato a sforzi. Altri sintomi d’allarme possono essere cefalea, particolare sensibilità della cute alla luce solare, impallidimento delle dita delle mani dopo esposizione al freddo, sensazione di occhio secco o bocca secca, frattura ossea che compare senza un trauma importante”. “Adesso grazie alla ricerca sappiamo che l’epigenetica e l’ambiente svolgono un ruolo importante nell’insorgenza delle malattie reumatologiche – spiega Guido Valesini, Vice Presidente SIR -. Al tempo stesso anche abitudini non sane come il fumo o il grave eccesso di peso sono dei fattori di rischio rilevanti. Dopo i 65 anni, circa un italiano su 10 è tabagista, e circa il 15% è obeso. Per questo, attraverso la nostra campagna, vogliamo riuscire a trasmettere ai cittadini l’importanza di seguire stili di vita sani”.

Tumore del colon-retto: nel 2018 stimati 51.300 nuovi casi in Italia

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Milano, 19/12/2018 –  Al Sud solo il 22% dei cittadini di età compresa fra 50 e 69 anni aderisce ai programmi di screening (ricerca del sangue occulto nelle feci) per la diagnosi precoce di questa neoplasia. Più alte le percentuali al Centro (35%) e al Nord (52%), ma il dato nazionale riferito al 2016, pari al 40%, è in calo preoccupante rispetto al biennio precedente (44%). I programmi di screening hanno dimostrato di ridurre la mortalità fino al 33%, grazie all’individuazione della malattia in stadio iniziale. Oggi infatti quasi mezzo milione di italiani (471mila) vive dopo la diagnosi di questo tumore. Nel trattamento della fase metastatica, la scoperta e l’aggiunta di nuove armi alle terapie precedentemente disponibili hanno determinato un prolungamento della sopravvivenza, fino a raggiungere una media di 30 mesi rispetto ai 12 di venti anni fa.

A questi dati e a una maggiore sensibilizzazione dei clinici in tema di carcinoma del colon-retto metastatico, si è ispirato il progetto Evolving Oncology, lanciato da Bayer lo scorso maggio. L’obiettivo è individuare, raccogliere e condividere, a beneficio della comunità scientifica, le migliori esperienze cliniche in cui modalità innovative di approccio personalizzato e l’alleanza terapeutica si siano rivelate utili.

Tre oncologi sono premiati oggi a Milano proprio per le modalità con cui hanno trattato i casi clinici presentati in questi mesi in un bando sul portale www.evolvingoncology.it. La Commissione giudicatrice è costituita da Erika Martinelli (Oncologia Medica Dipartimento di Medicina di Precisione dell’Università degli Studi della Campania L. Vanvitelli di Napoli), Filippo Pietrantonio (Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università degli Studi di Milano), Carmine Pinto (Direttore Oncologia Medica dell’IRCCS Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia), Mario Scartozzi (Direttore Oncologia Medica presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari) e Alberto Zaniboni (Direttore Oncologia Medica della Poliambulanza di Brescia).

 

 

Poliambulanza, sempre piu’ al servizio del territorio

“Poliambulanza si conferma sempre più come punto di riferimento per la comunità” – commenta Alessandro Triboldi, Direttore Generale di Fondazione Poliambulanza 

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Brescia, 19 dicembre 2018 – E’ stata presentata l’attività clinica svolta nel 2018 da Fondazione Poliambulanza. Il documento rappresenta la proiezione dell’attività dell’anno dell’Istituto Ospedaliero bresciano. I pazienti ricoverati nel 2018 sono oltre 31.500, per un totale di oltre 154.000 giornate di degenza. Le operazioni chirurgiche eseguite superano quota 19.300. Per l’attività ambulatoriale complessivamente sono stati registrati 409.000 accessi: 74.500 sono riferibili al servizio di radiologia e diagnostica per immagini, 72.400 al servizio di laboratorio analisi, 16.900 al servizio di endoscopia digestiva, 19.300 al servizio di anatomia patologica e circa 3 mila ai Consultori Cidaf acquisiti nel 2017. Circa 550 sono stati i casi di malattie cerebrovascolari trattati, per la maggior parte si riferiscono a ictus ricoverati in Stroke Unit. Sono 2.700 i bambini nati in Poliambulanza. Cresce di un ulteriore 2,1% il numero di accessi al Pronto Soccorso di Poliambulanza, circa 85.600, con una media di 235 accessi al giorno. Oltre al numero assoluto risultano in aumento del 12% i codici rossi trattati (la media è di 5 codici rossi al giorno). I ricavi totali dell’Istituto Ospedaliero, nel 2018, sono aumentati del 2,2% rispetto al 2017 per un totale di 178 milioni. L’89% del fatturato proviene dal servizio sanitario nazionale. Circa il 63% dei ricavi proviene dall’attività di ricovero, il 24% dall’attività ambulatoriale ed il 13% da altre voci di ricavo. A questi si aggiungono circa 4 milioni di euro di attività non finanziata di cui 2,5 milioni sull’attività di ricovero e 1,5 milioni sull’attività ambulatoriale, perché superiore al tetto di risorse contrattualizzato con Regione Lombardia. Nel 2018 sono stati investiti circa 7 milioni di euro, la parte più significativa per gli investimenti ordinari e la conclusione del progetto UFA (Unità farmaci Antiblastici) per un investimento totale nell’ultimo triennio di circa 30 milioni di euro. Per quanto riguarda invece i lavoratori: i collaboratori in servizio sono 1.910, il 95% dei quali assunti con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. La spesa per il personale ammonta a circa 97 milioni di euro e rappresenta il 55% del totale dei costi.

Poliambulanza ha inoltre portato avanti un’importante attività di formazione, attraverso la realizzazione di corsi di perfezionamento, finanziamenti per l’istituzione di posti aggiuntivi presso le Scuole di Specialità di Medicina con cui sono state stabilite delle convenzioni e master per le “Professioni sanitarie con funzioni di coordinamento”, per “Strumentisti di Sala operatoria”, per “Infermieri di Pronto Soccorso, in “Stomaterapia e incontinenze” e in “Tecniche in ecografia cardiovascolare”. Nel 2018 sono stati 27 gli specializzandi che hanno frequentato in forma continuativa Poliambulanza, provenienti dalle Scuole di Specialità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dell’Università degli Studi di Brescia, Milano e Pavia.

 

A Brescia il nuovo Punto Prelievi di Fondazione Poliambulanza

Referti in giornata e corsie preferenziali per l’accesso

 

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Brescia, 14 dicembre 2018 –  Presso la Residenza Sanitaria Assistenziale Casa di Dio la nuova struttura, oggi inaugurata, rappresenta un importante riferimento per la salute di tutti i cittadini. Un supporto per tutti in cui alla professionalità si coniuga la centralità della struttura. Anche i meno giovani che risiedono in zona possono così recarsi in autonomia ad eseguire tutti i controlli di cui necessitano”. “Il progetto che è stato pensato nel 2015 contestualmente alla chiusura di Poliambulanza Centro (ex Ospedale sant’Orsola FBF) – chiarisce Alessandro Triboldi, Direttore Generale di Fondazione Poliambulanza – trova oggi realizzazione nella nuova sede di Casa di Dio con l’intento di ripristinare un’attività al servizio dei cittadini che gravitano sul centro storico”. Nella nuova sede, i cittadini possono sottoporsi ai prelievi per le analisi di biochimica clinica, tossicologia, ematologia ed emocoagulazione, immunoematologia, microbiologia e virologia senza doversi recare nella sede di via Bissolati ma con le stesse garanzie di qualità e sicurezza. I campioni biologici prelevati nel nuovo Punto Prelievi sono poi trasportati presso il Laboratorio di Fondazione Poliambulanza, dove vengono analizzati. I referti possono essere scaricati per via telematica dal sito di Fondazione Poliambulanza o ritirati nei siti deputati presso il Punto Prelievi RSA Casa di Dio, oppure presso Fondazione Poliambulanza Via Bissolati 57 dal “totem di distribuzione automatica” situato all’ingresso o allo sportello informazioni.

“Garantiamo per i referti tempi molto veloci – assicura la dott.ssa Franca Pagani, Direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio di Fondazione Poliambulanza-. La maggioranza dei risultati è disponibile in giornata. Per alcune indagini potrebbero invece essere necessari tempi più lunghi che dipendono da quelli di processazione”. Il Laboratorio Analisi è accreditato a livello ministeriale e dalla Regione Lombardia e partecipa costantemente a programmi di Verifica Esterna della Qualità. “Le procedure che seguiamo per raccogliere e processare i campioni – continua la dott.ssa Pagani – sono standardizzate e supportate da evidenze scientifiche. Anche il trasporto dal Punto Prelievi al Laboratorio rispetta le normative previste dalla Regione e le raccomandazioni scientifiche”.

I cittadini possono recarsi al Punto Prelievi dal lunedì al sabato, dalle 7:00 alle 9:00, mentre le donne in gravidanza e i pazienti in terapia anticoagulante orale (TAO) usufruiscono di corsie preferenziali per l’accesso.

Influenza: Piu’ di 500mila italiani colpiti, il picco previsto a capodanno

Solo nell’ultima settimana i nuovi casi ammontano a 138.000

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Firenze, 30 novembre 2018 – Sono 505.000 gli italiani costretti a letto a causa dell’influenza dall’inizio della sorveglianza epidemiologica.  Le Regioni più colpite risultano Piemonte, Liguria, Lombardia, P.A. di Trento, Toscana, Abruzzo e Sicilia. La stagione sta seguendo lo stesso trend dello scorso anno e probabilmente il picco si verificherà intorno a Capodanno. In totale potrebbero essere oltre 5 milioni gli italiani colpiti dall’influenza nel corso dell’interna stagione 2018-19. Anche quest’anno si segnalano su tutto il territorio nazionale alcuni problemi sull’accesso ai vaccini. In diversi distretti sanitari le scorte sono già finite e questo ha creato problemi sia ai cittadini che al personale medico-sanitario. E’ quanto emerge durante la seconda giornata del 35° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG). L’evento si chiude domani a Firenze e vede la partecipazione di oltre 3.000 camici bianchi da tutta la Penisola. “I ritardi nella consegna dei vaccini e altri disguidi sono anche causati dal fatto che le gare, per l’acquisizione di questi presidi sanitari, sono biennali – afferma il dott. Claudio Cricelli, Presidente Nazionale SIMG -. Risulta quindi difficile riuscire ad avere il numero corretto di vaccini perché ogni stagione coinvolge una quota diversa di popolazione. Se vogliamo concretamente aumentare le percentuali di immunizzazione vanno migliorati questi aspetti organizzativi. Ciò nonostante la campagna vaccinale prosegue con buoni risultati. Registriamo, con soddisfazione, una rinnovata fiducia da parte dei cittadini”. “Il nostro ruolo nel contrasto all’influenza è fondamentale – aggiunge il dott. Ovidio Brignoli, Vice Presidente Nazionale SIMG -. Come medici di famiglia siamo presenti in modo capillare su tutto il territorio nazionale e possiamo fornire alle istituzioni sanitarie, locali e nazionali, tutti i dati relativi a incidenza, prevalenza e mortalità. Sulla base di questi numeri è possibile pianificare interventi concreti di salute nell’interesse della collettività”. “L’influenza un fenomeno complesso e che colpisce circa il 10% dell’intera popolazione italiana – conclude il dott. Aurelio Sessa, responsabile SIMG del settore -. Non può essere sottovalutata e bisogna ricordare che la vaccinazione è l’arma migliore a nostra disposizione. La prevenzione però passa anche da una serie di semplici regole di buona igiene che vanno seguite con particolare attenzione in questo periodo delicato dell’anno. Noi medici di famiglia dobbiamo essere i primi a dare il buon esempio ai nostri assistiti, a partire proprio dal ricorso alla vaccinazione”.

BIOSIMILARI. SIR: IL TAR HA RICONOSCIUTO LA LIBERTA’ PRESCRITTIVA

I reumatologi avevano presentato ricorso contro la decisione di 5 Regioni di unirsi per l’acquisto di un unico farmaco biosimilare

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Roma, 23 novembre 2018 – “E’ stata salvaguardata la libertà di prescrizione del medico, aspetto per noi fondamentale come sancito dalla Costituzione. Abbiamo contrastato così un tentativo di monopolio inaccettabile. Questo grazie alla decisione dello scorso 20 novembre, proprio il giorno prima della discussione in aula, delle Regioni coinvolte di destinare una quota per l’acquisto del farmaco originator. Come SIR ora manterremo alta l’attenzione e vigileremo perché sia salvaguardata e garantita l’adeguatezza prescrittiva ai reumatologi di tutta Italia”. Con queste parole i proff Luigi Sinigaglia e Mauro Galeazzi (presidente eletto e presidente uscente della Società Italiana di Reumatologia) hanno commentato l’ordinanza del TAR del Piemonte che ha respinto l’istanza cautelare promossa dalla stessa SIR contro la decisione di cinque regioni di unirsi per la gara d’acquisto di un farmaco biosimilare per la cura di alcune malattie reumatologiche. La sentenza è stata depositata ieri mentre a Rimini è in corso il 55° Congresso della Società Scientifica. Il provvedimento, se non modificato, avrebbe imposto ai medici di Piemonte, Valle d’Aosta, Lazio, Sardegna e Veneto di utilizzare un unico farmaco per il trattamento di patologie serie ed invalidanti come artrite reumatoide e artrite psoriasica. “Abbiamo deciso di rivolgerci alla giustizia amministrativa solo per tutelare le condizioni di salute dei pazienti – proseguono i proff. Sinigaglia e Galeazzi -. Per l’ennesima volta ribadiamo che noi siamo favorevoli all’uso di biosimilari che sono farmaci sicuri ed efficaci, ma non possiamo adbicare al principio della libertà e dell’adeguatezza prescrittiva che sarebbero venute meno in caso di un unico farmaco disponibile. Anche per questo vogliamo cercare un confronto con le Istituzioni locali per spiegare le nostre ragioni. Nelle prossime settimane come SIR partiremo con un tour nelle principali regioni italiane con una serie di incontri pubblici aperti a medici, clinici, rappresentanti delle autorità sanitarie e dei pazienti”.

Poliambulanza: nuovo servizio di diagnosi per prevenire la cecita’ nei neonati prematuri

Con Retcam 3 possiamo assicurare il riconoscimento precoce e trattamenti adeguati
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Ogni anno in Italia, su circa 458mila bambini che nascono, più di 30mila sono prematuri. Una parte di questi (con peso inferiore a 1500 gr. o età gestazionale inferiore alle 32 settimane) rischia di essere affetto da retinopatia del pretermine (ROP), una patologia della retina che colpisce alcuni nati prematuri e può comportare ipovisione permanente o addirittura cecità.  Oggi Fondazione Poliambulanza dà il via al nuovo servizio di Oculistica Neonatale e Pediatrica e mette a disposizione RETCAM 3, un’attrezzatura di assoluta avanguardia per lo screening della ROP e di altre patologie malformative, ereditarie, vascolari e tumorali che colpiscono i neonati e i bambini. “Siamo onorati di disporre, insieme a pochissimi altri centri in Italia, di uno strumento di ultima generazione per lo screening oftalmico, ottenuto anche grazie al generoso contributo di UBI Banca – commenta il dott. Alessandro Triboldi, Direttore Generale di Fondazione Poliambulanza -. È una grande acquisizione, di cui potranno fruire tutti i bambini, nati prematuri e non, che affluiranno al nostro centro. Un team multidisciplinare ed esperto prenderà in carica il neonato non solo in fase di diagnosi ma per l’intero percorso di cura garantendo una continuità assistenziale sia ai piccoli che alle loro famiglie”. “E’ un investimento nella comunità a cui UBI Banca dedica costante e continua attenzione e risorse economiche significative, a sostegno di partnership consolidate per lo sviluppo di nuovi progetti ad elevato impatto sociale, che accrescano il bene comune – dichiara Stefano V. Kuhn, Direttore della Macro Area Territoriale Brescia e Nord Est di UBI Banca -. Un progetto per una diagnosi precoce e precisa nei neonati, condiviso con Poliambulanza che opera da oltre cento anni sul territorio, distinguendosi per livello delle prestazioni erogate ed efficienza gestionale”. RETCAM 3 è un’unità mobile dotata di monitor collegato ad una particolare telecamera che consente di visualizzare in tempo reale il fundus oculi del neonato, di fotografare il segmento anteriore (cornea, cristallino, angolo camerulare) e la retina ad ampio campo (130°) e di memorizzare le immagini in un database. Diventa quindi possibile conoscere e documentare lo stato reale di una patologia che potrebbe modificarsi nell’arco di poche ore. L’imaging digitale permette anche di eseguire la fluorangiografia, cioè la colorazione del circolo vascolare retinico, che visualizza le aree ischemiche e tutte le alterazioni vascolari che caratterizzano i diversi stati della ROP.

Offre perciò nuove informazioni utili per predire la progressione della malattia e per effettuare il trattamento tempestivamente e in modo più accurato. “La retinopatia del prematuro si manifesta poiché la retina del bambino non è completamente vascolarizzata alla nascita e l’ambiente postnatale non riesce a riprodurre le condizioni che in utero consentono un normale sviluppo dei vasi retinici – chiarisce la dottoressa Sara Pini, Responsabile del servizio Oculistica Neonatale di Fondazione Poliambulanza e membro dell’Associazione gruppo di studio per la Retinopatia del pretermine -.

Da qui emerge l’esigenza di esaminare i bambini potenzialmente a rischio di ROP (fase di screening), di stabilire i tempi dei successivi controlli (timing) e di identificare lo stadio soglia della ROP cioè quel momento della malattia che necessita di immediato intervento. L’obiettivo principale dello screening è di evitare la progressione della malattia che può evolvere in un distacco della retina e quindi portare alla cecità”. Lo screening oftalmologico va eseguito nei nati prima della 32° settimana o con un peso inferiore ai 1500 grammi. Fondazione Poliambulanza si propone di estendere l’esame anche ad altre categorie di neonati a rischio di alterazioni retiniche e ai casi sospetti di sindrome da scuotimento (Shaken Baby Syndrome). In caso di malattia, si interviene mediante fotoablazione con laser a diodi che consiste nell’eliminazione di quelle aree retiniche prive di vascolarizzazione, che rischiano di compromettere la normale funzionalità della retina. Dato che il bambino pretermine è più a rischio nello sviluppare successivamente difetti visivi (miopia, astigmatismo, ipermetropia) e strabismo, in Poliambulanza viene seguito con un percorso completo di visite oculistiche e ortottiche durante i primi anni di vita.

 

 

 

 

 

Tumore del seno: In Piemonte oltre 4.300 nuovi casi l’anno

Cresce il numero di donne piemontesi colpite da tumore del seno

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Cuneo, 14 novembre 2018 – In Regione, quest’anno anno, sono previsti in totale 4.350 nuovi casi e otto pazienti su dieci riescono a sconfiggere la malattia. Il successo è dovuto alla messa a punto di nuove cure che risultano estremamente efficaci contro la neoplasia. Inoltre la scelta presa dalle autorità sanitarie locali di estendere i programmi di screening mammografici alle 45enni sta aumentando i tassi di sopravvivenza. Sono questi i principali temi al centro del convegno regionale promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) La gestione della paziente con carcinoma mammario. L’evento, realizzato con il contributo non vincolante di Novartis, si svolge oggi a Cuneo. Vede la partecipazione di circa 80 specialisti da tutto il Piemonte che si ritrovano per fare il punto sullo stato dell’arte della lotta alla malattia. “Quella alla mammella è la forma di cancro più diffusa tra le donne del nostro Paese e da sola rappresenta oltre il 30% di tutti i tumori femminili – afferma la dott.ssa Patrizia Racca, Coordinatore della Sezione Regionale AIOM per il Piemonte e la Valle d’Aosta -. L’allargamento dell’esame biennale della mammografia ad una popolazione più ampia e giovane ci ha permesso di ottenere risultati positivi. Siamo in grado di individuare e quindi intervenire prima su neoplasie di dimensioni ridotte. Così le chances di guarigione per le pazienti aumentano. Il Piemonte può rappresentare un esempio virtuoso per altre Regioni che dovrebbero anche loro estendere i propri programmi di screening oncologico. E’ un imponente, ma non più rinviabile, investimento di prevenzione da incentivare su tutto il territorio nazionale”. “Sono oltre 55 mila le donne piemontesi che vivono con una diagnosi di carcinoma mammario – prosegue la dott.ssa Ornella Garrone, Consigliere Regionale AIOM per il Piemonte e la Valle d’Aosta e Responsabile della Breast Unit dell’A.O. S. Croce e Carle di Cuneo -. La creazione già da diversi anni delle Breast Unit ha migliorato il livello di assistenza che riusciamo a garantire. In totale ne sono attive 16 in diverse strutture sanitarie regionali. Le donne sono sempre valutate da team multidisciplinari e multiprofessionali al cui interno collaborano e si confrontano diversi specialisti. Questo avviene per prassi dal momento della diagnosi. Esistono sicuramente degli aspetti che devono essere migliorati. Come AIOM, per esempio, stiamo lavorando a fianco delle istituzioni regionali per velocizzare i tempi per ottenere i risultati dei test genetici. Attualmente una paziente deve aspettare parecchi mesi, per conoscere un dato fondamentale come la presenza, o meno, della mutazione BRCA”. Al convegno di Cuneo ampio spazio è dedicato al tema delle nuove terapie. “Anche per la fase avanzata della patologia oncologica possiamo utilizzare farmaci estremamente efficaci in grado di rallentarne la progressione – sottolinea la dott.ssa Racca -. Alcuni di questi agiscono direttamente sulle proteine che consentono alle cellule tumorali di crescere. Si tratta di trattamenti sempre più personalizzati e che agiscono su singoli bersagli molecolari. Questo è reso possibile dalle maggiori conoscenze che abbiamo sui meccanismi biologici dei tumori”.

L’acido acetilsalicilico riduce di circa un quarto i casi di cancro nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare

L’Italia primo paese al mondo a riconoscere il beneficio preventivo cardio-oncologico del farmaco

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Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Determina dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Un importante risultato dimostrato da due meta analisi: la prima ha considerato 4 studi che hanno arruolato 14.033 pazienti trattati con acido acetilsalicilico per la prevenzione cardiovascolare primaria e secondaria. Dopo circa 5 anni di utilizzo, l’acido acetilsalicilico a basse dosi (da 75 mg fino a 300 mg/die) ha ridotto di quasi il 40% l’incidenza del cancro del colon-retto. Una seconda meta-analisi, che ha considerato 6 studi in prevenzione primaria su 35.535 persone ad elevato rischio cardiovascolare, che hanno utilizzato acido acetilsalicilico (a basse dosi, 75-100 mg/die), ha evidenziato una riduzione dell’incidenza complessiva di cancro del 24% a partire dal quarto anno di trattamento. “La decisione dell’AIFA riconosce che la prevenzione del cancro colo-rettale rappresenta un beneficio aggiuntivo di una prevenzione cardiovascolare a lungo termine con acido acetilsalicilico a basse dosi – spiega il Prof. Carlo Patrono, Docente di Farmacologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma -. Un riconoscimento basato sulle stesse evidenze scientifiche ha motivato la United States Preventive Services Task Force (USPSTF) a formulare nel 2016 nuove linee guida per la prevenzione primaria delle complicanze cardiovascolari e del cancro colo-rettale con acido acetilsalicilico a basse dosi”. “Queste linee guida definiscono il beneficio che l’uso di acido acetilsalicilico a basso dosaggio apporta in persone ad alto rischio cardiovascolare (del 10% o superiore a 10 anni, di età compresa tra i 50 e i 59 anni, e a basso rischio emorragico), nella prevenzione del cancro al colon-retto – afferma il Prof. Andrea De Censi, Direttore Oncologia Medica dell’Ospedale Galliera di Genova -. Inoltre, da decenni si stanno accumulando evidenze scientifiche da studi indipendenti a supporto di un effetto di basse dosi di acido acetilsalicilico nel ridurre sia l’incidenza che la mortalità di diversi tumori nella popolazione generale, con i dati più robusti a sostegno di un effetto preventivo contro il cancro del colon-retto”. In Italia nel 2018 sono stimate circa 51.000 nuove diagnosi di questa neoplasia, al secondo posto sia tra gli uomini (15% di tutti i nuovi tumori) che tra le donne (13%), preceduta rispettivamente dalla prostata e dalla mammella. La sopravvivenza a 5 anni è pari al 66% per il colon e al 62% per il retto. A seconda della natura degli studi, il periodo di latenza varia fra i 3 e 10 anni, perché l’effetto preventivo dell’aspirina nei confronti del cancro colo-rettale sia dimostrabile in maniera statisticamente convincente. 

“Una recente metanalisi – sottolinea il Dr. Luis Alberto García Rodríguez, Direttore CEIFE (Centro Español de Investigación Farmacoepidemiológica) di Madrid – ha evidenziato una riduzione di rischio più marcata con l’aumento della durata (almeno 5 anni), in particolare nei tumori del pancreas, ovaio e cervello. In questa metanalisi, 105 studi originali in 218 pubblicazioni hanno riportato una riduzione del rischio anche con una durata inferiore (meno di 5 anni). I risultati sono in linea con un altro studio che ha mostrato una riduzione del rischio nel carcinoma colo-rettale già dopo il primo anno di trattamento con acido acetilsalicilico a basso dosaggio. L’effetto aumenta leggermente con una durata maggiore”. Sono in corso ricerche per chiarire in che modo l’acido acetilsalicilico determini l’effetto chemiopreventivo. “La nostra ipotesi di lavoro – afferma il Prof. Patrono – è che si tratti dello stesso meccanismo attraverso il quale l’acido acetilsalicilico a basse dosi esercita un effetto cardioprotettivo, cioè l’inibizione dell’attivazione piastrinica. La conseguenza di questa inibizione sarebbe rappresentata da una ridotta liberazione da parte delle piastrine di molteplici fattori che favoriscono la crescita tumorale e la diffusione metastatica delle cellule tumorali. Il nostro Gruppo di Ricerca presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha vinto quest’anno un Catalyst Grant di Cancer Research UK insieme con altri gruppi di ricerca che operano in istituzioni accademiche inglesi e americane per indagare ulteriormente il meccanismo d’azione dell’aspirina nella prevenzione di alcuni tumori”. 

Un aspetto che richiede un approfondimento riguarda i dosaggi. “Recenti analisi – conclude il Prof. De Censi – suggerirebbero infatti un effetto legato al peso corporeo. Inoltre, sono in corso studi sull’acido acetilsalicilico in associazione alla terapia oncologica nel paziente già trattato chirurgicamente per cancro al colon-retto. Presso la struttura di Oncologia dell’Ospedale Galliera di Genova è attivo uno studio europeo per testare gli effetti dell’acido acetilsalicilico a dosi cardiovascolari su pazienti precedentemente operati per cancro al colon-retto nella riduzione dell’insorgenza di un secondo evento e di metastasi”. 

“Siamo soddisfatti della decisione dell’AIFA, che rappresenta un passaggio importante nella storia dell’acido acetilsalicilico e che recepisce numerose evidenze scientifiche sul tema della prevenzione cardio-oncologica con basse dosi di acido acetilsalicilico – conclude Franco Pamparana, Direttore Medico di Bayer –. Sarà così possibile estendere i grandi benefici in termini di prevenzione oncologica offerti dal farmaco a un’ampia popolazione di pazienti in prevenzione cardiovascolare”.

 

Nel frattempo, per coinvolgere la popolazione sui temi della prevenzione cardiovascolare, Bayer ha lanciato una campagna di sensibilizzazione e creato un sito di approfondimento: “Il battito del cuore” disponibile all’indirizzo www.ilbattitodelcuore.it