Sbarca in Europa la campagna ‘Allenatore Alleato di Salute’

Presentata oggi al Parlamento Europeo di Bruxelles dal Presidente Antonio Tajani

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Bruxelles, 11 luglio 2018 – Il 29% degli adolescenti e giovani europei fuma regolarmente. Uno su quattro è sedentario e non pratica mai attività fisica o uno sport. E solo il 14% consuma regolarmente tutti i giorni le cinque porzioni di frutta e verdura raccomandate dagli esperti. In Paesi come Italia e Spagna, il 34% degli 11enni è in sovrappeso e tra i giovani d’età compresa tra i 15 e i 24 anni il tasso di obesità è addirittura del 5%. Comportamenti preoccupanti che, come ormai ha dimostrato la scienza, sono responsabili dell’insorgenza del 40% di tutti i casi tumori da adulti e di numerose altre gravi malattie. Per combattere questi scorretti stili di vita, sbarca anche in Europa la campagna “Allenatore, Alleato di Salute”, promossa dalla Fondazione “Insieme contro il Cancro”. Partita in Italia nel 2016 l’iniziativa è stata presentata oggi al Parlamento Europeo di Bruxelles dal Presidente Antonio Tajani, dall’ambasciatore ufficiale della campagna, il mister Massimiliano Allegri, dal presidente della Fondazione Francesco Cognetti e dal direttore della comunicazione Mauro Boldrini. “Si tratta del primo progetto al mondo che intende sensibilizzare e valorizzare il ruolo di un a figura molto ascoltata dagli adolescenti: l’allenatore sportivo – ha sottolineato il Presidente Tajani – e si pone l’obiettivo di sensibilizzare i giovanissimi sulla necessità di crescere in salute, lontano dal fumo, dalla sedentarietà dall’eccessivo consumo di alcol, dall’abbandono della dieta mediterranea. Da tempo, il Parlamento europeo è impegnato su questi fronti, favorendo i corretti stili di vita a tutte le età: ho molto apprezzato questa campagna perché rappresenta un modello vincente ed è doveroso che il Parlamento europeo dia il suo appoggio all’iniziativa”. Un sondaggio, svolto su oltre 25mila adolescenti italiani, ha evidenziato come il 36% dei teenager chieda regolarmente al proprio coach consigli sul benessere e salute. Il mister viene interpellato più frequentemente dei genitori (32%) o dell’insegnante (12%). Da qui l’esigenza di alfabetizzare i “mister” affinché possano rispondere correttamente ai quesiti dei loro atleti. “Con Allenatore Alleato di Salute vogliamo favorire in tutta Europa una nuova cultura della prevenzione oncologica primaria che deve iniziare da giovanissimi – ha affermato il prof. Francesco Cognetti, Presidente della Fondazione Insieme contro il Cancro -. Chiediamo quindi alle Istituzioni nazionali e comunitarie di sostenerci in questo progetto rivolto alla salvaguardia della salute di tutti. Il cancro colpisce ogni anno oltre 2,6 milioni di cittadini dell’Unione Europea. Negli ultimi anni, la mortalità per cancro si è ridotta di più del 30% grazie ai nuovi progressi della diagnostica molecolare, della medicina personalizzata ed al prepotente avvento della nuova immunoterapia. E’ prevedibile, quindi, che nei prossimi anni si registri un costante e significativo aumento delle persone che hanno affrontato un tumore che, solo in Italia, ammontano quest’anno a circa 3 milioni e mezzo. Il carico di malattia sta diventando quindi importante e diventa difficile garantire la sostenibilità sia per i governi che per i cittadini. Uno studio recentissimo, ha dimostrato che numerosi pazienti sono affetti da cosiddetta ‘tossicità finanziaria’ dovuta ai costi diretti ed indiretti della malattia, col rischio di andare in bancarotta e aumentare il loro rischio di morte. Proprio in Europa, indagini che hanno coinvolto circa 4.000 pazienti hanno dimostrato una relazione tra difficoltà finanziaria e risultati clinici. Non vanno, infine, sottovalutati gli aspetti relativi al difficile accesso ai farmaci innovativi in diversi Paesi europei e i problemi legati alla protezione sociale, lavorativa e di riabilitazione dei pazienti sopravvissuti al cancro. Anche per questo dobbiamo insistere sulla prevenzione primaria: ‘Allenatore Alleato di Salute’ è una campagna estremamente innovativa perché è in grado di sfruttare il rapporto di fiducia tra il coach e i suoi giovani atleti. Partito in Italia può diventare un esempio virtuoso per gli altri Stati membri dell’UE e ci auguriamo che oltre al Presidente del Parlamento europeo, anche i governi e le Istituzioni del calcio (UEFA e FIFA) lo facciano proprio”. Il Presidente Tajani ha conferito a Massimiliano Allegri il ruolo di ambasciatore del progetto. Il mister della Juventus, dal 2016 è il testimonial prima in Italia e adesso in tutta Europa. “E’ un piacere e un onore per me trovarmi nella sede della più importante e prestigiosa Istituzione europea per presentare una campagna a cui tengo particolarmente – ha sottolineato il tecnico livornese -. Da uomo di sport e da genitore, sono pienamente consapevole di come gli adolescenti siano alla costante ricerca di nuovi punti di riferimento. Un allenatore lavora a stretto contatto con i giovani e viene visto come una persona adulta e autorevole che sa infondere fiducia e con la quale è possibile confidarsi. Possiamo quindi intervenire insistendo perché i giovani seguano corretti stili di vita, in primo luogo lottando contro il fumo, l’eccessivo consumo di alcol e l’abbandono della dieta mediterranea. Bisogna aggiornare le nostre conoscenze e soprattutto prendere coscienza del ruolo importante e delicato che ci viene attribuito”.
Allenatore Alleato di Salute è un’iniziativa che gode del sostegno del Ministero della Salute, del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), della Federazione Italiana Gioco calcio (FIGC), dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio (AIAC) e della Federazione italiana Pallacanestro (FIP). “Il progetto, partito in Italia nel 2016, ha già realizzato numerose attività – ha spiegatoMauro Boldrini, direttore della comunicazione di Insieme contro il cancro -. In primo luogo, abbiamo prodotto quattro opuscoli contro il fumo, l’eccessivo consumo alcol, la sedentarietà e uno per la valorizzazione della dieta mediterranea, già distribuito a decine di migliaia di ragazzi. E’ stato quindi avviato un corso di formazione che, grazie alla preziosa collaborazione con l’AIAC (Associazione italiana allenatori di Calcio) ci ha permesso di raggiungere gli allenatori delle squadre giovanili. Abbiamo inoltre anche prodotto dei video sui corretti stili di vita con protagonisti Max Allegri e sua figlia Valentina diffusi sui social. E’ disponibile on line il sito www.allenatoredisalute.eu e sta per partire anche una app con il Campionato della Salute per coinvolgere coach e giovani atleti”. Lo sport è un naturale alleato della nostra salute e interessa direttamente o indirettamente davvero un gran numero di persone. Si calcola che solo in Europa siano oltre 62 milioni gli uomini e le donne che giocano a calcio a livello agonistico. Per questo abbiamo deciso di puntare per questa campagna sugli allenatori dello sport più seguito e amato nel mondo”. “Non vogliamo assolutamente sostituirci ai medici ma è nostro dovere dare un piccolo aiuto – ha aggiuntoMassimiliano Allegri -. La lotta al cancro deve coinvolgere tutti e la necessità della prevenzione come vera arma vincente deve diventare un imperativo categorico per ognuno di noi”. “Proprio per questo – ha concluso Tajani – invito altre personalità dello sport ad unirsi a Massimiliano Allegri, seguendo il suo esempio a favore della salute dei nostri giovani. E con lui tutti – Istituzioni, medici, testimonial, cittadini – dobbiamo fare di più, perché questa battaglia si può e si deve vincere”.

 

L’estate è in arrivo, ecco come scegliere la crema giusta

Le tre regole d’oro per scegliere i prodotti giusti

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Verona, 24 maggio 2018 – Senza profumo, in confezione grande e con etichette ben leggibili. È questo l’identikit della crema solare veramente efficace per prevenire le scottature secondo gli specialisti SIDeMaST ( Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse). E va spalmata nelle quantità giuste, non meno di 40 grammi ogni ora di esposizione al sole. “Per evitare danni alla pelle vanno seguiti i criteri che derivano dall’osservazione scientifica. Le creme non sono un talismano. Proteggono la pelle dalle ustioni provocate dai raggi ultravioletti, ma non offrono alcuna prevenzione contro i tumori” avverte il professor Piergiacomo Calzavara Pinton, presidente della SIDeMaST, riunita fino a sabato nel suo 93esimo Congresso alla Fiera di Verona, presieduto dal professor Giampiero Girolomoni, ordinario di Dermatologia e Venereologia all’Università di Verona. “L’unica vera prevenzione contro i tumori è limitare l’esposizione al sole – osserva Calzavara Pinton -. Pensare che la crema offra una garanzia totale dai raggi ultravioletti è una falsa sicurezza: andrebbe utilizzata solo per proteggere la pelle quando si praticano delle attività all’aria aperta. Diversamente, è meglio restare all’ombra”. Questa falsa sicurezza, unita a un utilizzo spesso improprio e scorretto delle protezioni, negli ultimi anni ha creato una situazione paradossale: sebbene la gente utilizzi sempre di più le creme solari, i tumori della pelle sono in costante aumento”.

MALATTIE REUMATICHE: LA PREVENZIONE PASSA ANCHE DALLA TAVOLA

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Genova, 4 aprile 2018 – I giovani dell’Europa del Sud seguono sempre meno la sana ed equilibrata dieta mediterranea, nata proprio in questi Paesi. Lo dimostrano i dati relativi all’obesità e al sovrappeso infantile. Stati che si affacciano sul Mare Nostrum come Malta (maschi: 38% e femmine: 32%), Grecia (maschi: 39% e femmine: 38%), Italia (maschi: 35% e femmine: 23%) e Spagna (maschi: 34% e femmine: 22%) presentano percentuali più alte di nazioni del Nord come Danimarca e Olanda (maschi: 15% e femmine 9%) e Norvegia (maschi: 18% e femmine 9%). La stessa contraddizione si riscontra anche all’interno del nostro Paese. Nelle Regioni del Mezzogiorno come Campania (19%), Calabria (16%), Molise (15%), Abruzzo (11%), Basilicata e Sicilia (13%) si registrano i dati più alti di obesità tra i bambini. Se non si inverte al più presto questo pericoloso fenomeno, diventa alto il rischio di dover curare, nei prossimi anni, un esercito di pazienti colpiti da malattie reumatiche. Le diete non equilibrate non provocano solo disturbi cardio-vascolari, metabolici e diverse forme di cancro, infatti possono anche rendere più frequenti altre patologie serie come artriti, lupus, gotta e osteoporosi. E’ questo uno degli argomenti che sarà al centro del XVII Congresso Mediterraneo di Reumatologia che si terrà dal 12 al 14 aprile a Genova e che vedrà la partecipazione di oltre 400 reumatologi, oltre che a pazienti, provenienti 45 diverse nazioni. E per la prima volta al mondo un evento scientifico verrà interamente dedicato al problema e alle connessioni tra dieta, clima e malattie reumatiche. (Per iscrizioni e ogni altra informazione visitare www.mediterraneanrheuma.com) “Nuove abitudini alimentari stanno prendendo il sopravvento al posto della dieta mediterranea che è universalmente considerata la più salutare – afferma il prof. Maurizio Cutolo, organizzatore del congresso internazionale e Direttore della Divisione Universitaria di Reumatologia del DiMI e del Policlinico San Martino in Genova. -. Seguire fin dai primi anni di vita un’alimentazione equilibrata significa fare una prevenzione primaria di molte malattie croniche. In effetti è dimostrato che alcuni costituenti nutrizionali possono svolgere una funzione protettiva contro i processi infiammatori che sono alla base di quasi tutte le patologie reumatiche. Bisogna quindi usare regolarmente verdura e frutta, possibilmente colorata, perché rappresentano un’importante fonte di fibre e vitamine antiossidanti e quindi anti-lesioni cellulari. Simili vantaggi si ottengono anche dal pesce azzurro e rosa che sono ricchi di preziosi acidi grassi omega-3. Ed infine è molto importante il consumo di derivati del latte, anche di capra, che apportano calcio e altri sali minerali. Va invece limitato il più possibile l’uso di bevande zuccherate e del sale da cucina perché il cloruro di sodio, oltre a favorire l’ipertensione, attiva alcune cellule infiammatorie come i linfociti Th-17 coinvolti nel processo infiammatorio”.

#REUMADAYS FA TAPPA A BRESCIA

Arriva la campagna nazionale della SIR per insegnare ai cittadini come giocare d’anticipo

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Brescia, 28 marzo 2018 –Le malattie reumatiche, sono oltre 150 diverse patologie che interessano l’apparato muscolo-scheletrico e che colpiscono più di 5 milioni di italiani. Per aumentare il livello di conoscenza si terrà a Brescia la settima tappa della campagna nazionale #ReumaDays la SIR incontra i cittadini. Il 4 e il 5 aprile (dalle ore 11 alle 18) gli specialisti della Società Italiana di Reumatologia (SIR) saranno in Largo Formentone presso un info-point, allestito in una tensostruttura, nel quale spiegheranno come giocare d’anticipo contro malattie molto serie come artrite reumatoide, spondilite, artrite psoriasica, lupus eritematoso sistemico, sclerodermia e altre connettiviti, polimialgia reumatica e inoltre artrosi, osteoporosi e reumatismi extra-articolari (tra cui la fibromialgia). Verrà distribuito l’opuscolo Come prevenire e affrontare le malattie reumatiche e sono previsti anche incontri di educazione alla salute, tavole rotonde cui partecipano reumatologi con altri specialisti e pazienti e dimostrazioni pratiche di esami come capillaroscopia del microcircolo periungueale (per la diagnosi precoce del fenomeno di Raynaud) e valutazioni ecografiche articolari (per la diagnosi precoce della artrite). Nelle due giornate saranno presenti i volontari delle associazioni dei malati reumatici. L’evento viene presentato oggi in una conferenza stampa presso la il Palazzo della Loggia. “Nonostante siano sempre più diffuse, solo il 54% degli italiani sa che molte patologie reumatiche sono spesso curabili quando diagnosticate in tempi brevi – afferma la prof.ssa Angela Tincani, Responsabile della Reumatologia e Immunologia Clinica degli Spedali Civili di Brescia e Consigliere Nazionale SIR -. Per sette cittadini su dieci, invece, esse consistono in semplici dolori provocati dall’invecchiamento o dal clima. In realtà, sono malattie che, oltre a minare seriamente la qualità della vita, possono, in alcuni casi, metterla anche in serio pericolo. Soprattutto quando non vengono curate in modo adeguato e tempestivo. Grazie alle nuove terapie farmacologiche si può garantire la remissione di molte delle malattie reumatiche, permettendo, quindi, un ritorno ad una vita normale. Tuttavia, in ancora troppi casi siamo costretti a intervenire quando è già tardi e le cure risultano così meno efficaci. La nostra Società Scientifica ha perciò deciso di “scendere in piazza” in 11 città italiane per porre l’accento sui campanelli d’allarme da non trascurare. Gonfiore e dolore articolare, dolori muscolari persistenti, stanchezza cronica, rigidità osteoarticolare e lombalgia, mani che cambiano di colore con il freddo, secchezza oculare, sono sintomi che spesso si manifestano in corso di malattia reumatica. Chi ne soffre deve quindi rivolgersi tempestivamente al suo medico di famiglia che valuterà se consultare lo specialista reumatologo”. #ReumaDays è una campagna che gode del patrocinio del Ministero della Salute. “Il contrasto alle malattie reumatiche passa anche dagli stili di vita sani – aggiunge la prof.ssa Tincani -. Come prima cosa va tenuto sempre sotto controllo il peso corporeo perché i chili di troppo causano un sovraccarico delle articolazioni e a lungo andare possono danneggiarle. Un altro fattore di rischio estremamente pericoloso è il fumo. Le sigarette, oltre ai tumori e ai disturbi cardiovascolari, favoriscono anche l’insorgenza di patologie autoimmuni sistemiche. Si calcola che, in una persona geneticamente predisposta, il fumo di sigaretta faccia aumentare di ben 15 volte il rischio di artrite reumatoide. Nel nostro Paese, alcuni comportamenti non corretti sono ancora troppo diffusi e, infatti, oltre 11 milioni di italiani sono tabagisti mentre il 45% degli adulti è in sovrappeso. Durante questo tour spiegheremo anche le regole del benessere che devono essere sempre seguite a partire dalla giovane età”.

 

“E’ un piacere e un dovere scendere in piazza a fianco dei reumatologi per una campagna che vuole raggiungere in modo capillare più cittadini possibili – commenta Rocco Furfari, Vice Presidente dell’Associazione Bresciana Artrite Reumatoide (ABAR) . Come rappresentanti dei pazienti sappiamo perfettamente che alcune malattie possono rendere difficili o impossibili semplici gesti quotidiani come aprire un barattolo, mettere una firma su un documento o guidare un’automobile. Ben vengano quindi tutte le iniziative volte a contrastare questi disturbi sempre più diffusi”. “La nostra città è lieta di ospitare questa innovativa campagna della SIR – aggiunge Donatella Albini, Consigliere e Delegato alla Sanità del Comune di Brescia -. Favorire la consapevolezza dei cittadini su come salvaguardare il proprio benessere deve essere una priorità di tutte le istituzioni, anche quelle locali. Una corretta informazione è il primo passo da fare in questa direzione”.

 

MELANOMA: IL 20% DELLE NUOVE DIAGNOSI IN PAZIENTI UNDER 40

Fondazione Melanoma ha realizzato uno spot per sensibilizzare tutti i cittadini sull’importanza della prevenzione.

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Napoli, 22  marzo 2018 – Questo tumore della pelle particolarmente aggressivo è in costante crescita, negli ultimi 5 anni infatti si è registrato un aumento del 34% dei nuovi casi nel nostro Paese: nel 2017 ne sono stati stimati circa 14mila, erano 10.400 nel 2013. è dimostrato che l’eccessiva esposizione ai raggi UV svolge un ruolo decisivo, raddoppia infatti il rischio di sviluppare la malattia. Per sensibilizzare tutti i cittadini sull’importanza della prevenzione, la Fondazione Melanoma ha realizzato uno spot disponibile sul sito www.fondazionemelanoma.org, che avrà ampia diffusione nei social network e nelle emittenti televisive. Nel video, reso possibile grazie al sostegno di Bristol-Myers Squibb, viene mostrata una ragazza di spalle, i nei sulla sua schiena sono il “ricordo” dei momenti trascorsi al sole, troppo spesso senza protezione, che la pelle non dimentica. “L’inizio della primavera è il periodo migliore per eseguire il controllo dei nei perché la pelle non è ancora abbronzata – spiega il prof. Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli -. Il melanoma è la seconda più comune diagnosi di tumore negli uomini under 50 e la terza nelle donne in questa fascia di età. Inoltre va ricordato che le scottature solari gravi, durante l’infanzia e l’adolescenza, triplicano il rischio di melanoma in età adulta, ma sono ancora troppo pochi i giovani che proteggono la pelle dai raggi UV. Grazie alle campagne di sensibilizzazione condotte anche dalla nostra Fondazione, oggi in sette casi su dieci la malattia è individuata in fase iniziale. Il cambiamento nella forma, dimensione o colore di un neo rappresenta un segnale d’allarme da non sottovalutare. In passato vi era scarsa consapevolezza tra i cittadini sui rischi legati all’esposizione indiscriminata al sole e all’uso dei lettini solari. Oggi non è più così”. “Tutti dovrebbero utilizzare le creme solari quando prendono il sole, evitando di esporsi nelle ore centrali (dalle 12 alle 16) – continua il prof. Ascierto -. Senza dimenticare il controllo della pelle ogni anno dallo specialista. In particolare nelle persone che presentano più di 100 nei il rischio di melanoma è 6 volte superiore. Va sempre seguita la regola del ‘brutto anatroccolo’: l’insorgenza di un neo diverso per forma e colore rispetto a quelli già presenti è un segnale da tenere in considerazione e da far controllare dal dermatologo. Avere la pelle chiara, i capelli biondi o rossi e gli occhi chiari (blu, grigi o verdi) è un altro fattore di rischio. Se scoperto precocemente, il melanoma è guaribile con una semplice asportazione chirurgica”.

Tumore del pancreas: a Brescia la prima app per i pazienti

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Brescia, 6 marzo 2018 – VisioMedic e una guida per il paziente colpito da tumore del pancreas e l’obiettivo è aiutare chi si appresta a sottoporsi ad un complesso intervento chirurgico, spiegando nel dettaglio tutte le fasi, da prima del ricovero fino al ritorno a casa. E’ la prima app messa a punto per la Fondazione Poliambulanza di Brescia, polo ospedaliero di riferimento in Italia, dove vengono eseguite più di 50 resezioni pancreatiche l’anno. Grazie ad un avatar, Arianna, l’applicazione accompagna virtualmente il paziente e i suoi familiari attraverso tutte le fasi dell’intervento, fornendo informazioni sulla preparazione, sulla struttura ospedaliera, sull’operazione vera e propria e sulla gestione della vita quotidiana dopo la dimissione. Anima del progetto sono il dottor Edoardo Rosso, direttore del Dipartimento di Chirurgia Generale e specialistica di chirurgia del pancreas e del fegato e il dottor Marco Garatti, responsabile dell’unità specialistica di chirurgia epatobiliopancreatica. “Abbiamo voluto fortemente questa app per il nostro ospedale – spiega il dottor Rosso – dobbiamo informare i pazienti e le loro famiglie non solo sulle più moderne tecniche chirurgiche, ma anche sul periodo precedente il ricovero e successivo all’intervento”.  “Un aiuto concreto per una neoplasia che nell’ultimo decennio, è cresciuta in modo vertiginoso: i casi di tumore al pancreas sono più che raddoppiati, passando da 144.859 del 2008 a circa 365.000 nel 2017 – sottolinea il dottor Alberto Zaniboni, direttore dell’Oncologia medica della Poliambulanza -. Un aumento preoccupante che non ha risparmiato l’Italia dove, nel giro di quindici anni, i casi sono aumentati del 59%: nel 2002 erano 8.602, nel 2017 sono stati 13.700. Avanti di questo passo, secondo le stime, nel 2020 nel mondo si conteranno 418.000 malati di tumore al pancreas”. Fumo, obesità, vita sedentaria ed età rappresentano i principali fattori di rischio di una neoplasia che, a livello globale, conta oggi circa 1.000 nuove diagnosi al giorno. Diagnosi che sconvolge il malato e la sua famiglia, disorientati di fronte a una patologia così importante e complessa. Proprio per questo la app rappresenta un concreto modo di venire incontro ai dubbi, paure, ansia, proponendo consigli pratici e spiegazioni comprensibili da tutti.  “Per la prima volta in Italia mettiamo a disposizione questa applicazione – sottolinea il dottor Alessandro Signorini, direttore generale di Poliambulanza – che rientra nel processo di digitalizzazione del percorso di cura e rivoluziona il rapporto fra paziente e struttura ospedaliera che Poliambulanza sviluppa da diversi anni in una logica Smart Hospital”.VisioMedic è scaricabile gratuitamente da Apple Store per i dispositivi iOS e da Google Play per gli utenti di Android, ed è accessibile al pubblico tramite username e password. Dopo aver eseguito l’autenticazione, è sufficiente muovere il device sopra la brochure fornita dalla struttura ospedaliera per attivare sia video e informazioni pratiche, ad esempio sulla dieta raccomandata e sui dettagli logistici, sia approfondimenti più complessi, relativi ad esempio alle funzionalità pancreatiche e ai dettagli dell’intervento vero e proprio.

 

 

Abruzzo: 30% dei cittadini fuma, serve più impegno nella prevenzione

Donato Natale, coordinatore regionale AIOM: “Il 40% delle diagnosi è evitabile con uno stile di vita sano”

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Pescara, 9 febbraio 2018 – Nel 2016 in Abruzzo sono stati diagnosticati 7.824 nuovi casi di tumore (4.204 uomini e 3.620 donne). Le 5 neoplasie più frequenti fra gli abruzzesi sono quelle del colon-retto (1.141), seno (1.090), polmone (795), prostata (766) e vescica (646). È la fotografia dell’universo cancro raccolta nel quarto Report del Registro Tumori Regione Abruzzo. Il documento è presentato oggi a Pescara presso l’Agenzia Sanitaria Regionale (ASR) insieme ai dati regionali contenuti nel volume “I numeri del cancro in Italia 2017”, realizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) e dalla Fondazione AIOM. “I dati contenuti nel libro – spiega il dott. Donato Natale, Coordinatore AIOM Abruzzo e Oncologo Medico presso l’Unità Operativa complessa di Oncologia Medica del Presidio Ospedaliero di Pescara – permettono di impostare programmi efficaci di prevenzione: si deve fare di più per ridurre l’impatto di questa malattia perché oltre il 40% delle diagnosi è evitabile seguendo uno stile di vita sano (no al fumo, attività fisica costante e dieta corretta). È scientificamente provato che il cancro è la patologia cronica che risente più fortemente delle misure di prevenzione”. Gli abruzzesi però sembrano ignorare questi consigli: il 35,8% è sedentario, il 34% è in sovrappeso e il 10,9% obeso, percentuali superiori rispetto alla media nazionale (rispettivamente pari al 32,5%, 31,7% e 10,5%). I fumatori sono il 29,7% della popolazione (26,4% in Italia). “Ogni giorno in Abruzzo vengono diagnosticati più di 20 nuovi casi – continua il dott. Natale -. Quello che veniva un tempo considerato un male incurabile è divenuto in moltissimi casi una patologia da cui si può guarire o con cui si può convivere a lungo con una buona qualità di vita. Oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per combattere il cancro, come l’immuno-oncologia e le terapie target che si aggiungono a chemioterapia, chirurgia e radioterapia. Tutto questo, unito alle campagne di prevenzione promosse con forza anche da AIOM, si traduce nel costante incremento dei cittadini vivi dopo la diagnosi, che nella nostra Regione sono più di 58mila”. “È necessario rispondere alle esigenze di questi pazienti, che spaziano dall’accesso alle terapie innovative, alla riabilitazione fino alle visite di controllo e al reinserimento nel mondo del lavoro – sottolinea il dott. Silvio Paolucci, Assessore alla Programmazione Sanitaria della Regione Abruzzo -. Grazie a un accordo siglato con la Conferenza Stato-Regioni, abbiamo previsto una completa rivisitazione dei percorsi di cura oncologica, con la creazione di HUB regionali (Comprehensive Cancer Center), che andranno a costituire un network nazionale con quelli delle altre Regioni italiane. In questo modo potranno essere condivise metodologie e buone pratiche. Altro punto fondamentale è rappresentato dalla prevenzione, con un ulteriore potenziamento degli screening, che verranno eseguiti con attrezzature diagnostiche sempre più all’avanguardia. Un altro strumento importante che consente di analizzare nel dettaglio i dati epidemiologici è il Registro Tumori Regionale”.
“Il Registro istituito nel dicembre 2014 e gestito dall’ASR ABRUZZO, con il supporto di un Comitato di Coordinamento e di un gruppo tecnico di lavoro multidisciplinare, rappresenta un importante passo in avanti per consolidare l’esperienza della nostra Regione in prospettiva di un continuo miglioramento dell’organizzazione dell’area oncologica – afferma il dott. Alfonso Mascitelli, Direttore Agenzia Sanitaria Regionale -. Le informazioni raccolte, infatti, vengono già utilizzate per l’elaborazione dei percorsi diagnostico-terapeutici approvati di recente, che richiederanno un monitoraggio continuo sulla qualità dei risultati”.

A Torino in arrivo il tour dei oncologi e pneumologi

Nel capoluogo piemontese la terza edizione della campagna di WALCE Onlus (Women Against Lung Cancer in Europe)

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Torino, 20 ottobre 2017 – Torino accoglie il tour degli oncologi e pneumologi italiani “Esci dal tunnel. Non bruciarti il futuro”. L’iniziativa è promossa da WALCE Onlus, l’associazione europea dedita ai pazienti affetti da tumori toracici. La campagna ha l’obiettivo di combattere il tabagismo e sensibilizzare tutta la popolazione sui rischi per la salute derivati da questo pericoloso vizio. Prenderà il via sabato 21 e domenica 22 ottobre a Torino in Via Bruno Buozzi (angolo via Roma). Dalle 10 alle 19 sarà posizionato un tunnel a forma di sigaretta gigante, lungo 14 metri e alto 3, all’interno del quale è previsto un percorso di conoscenza a tappe sui pericoli del fumo. Sarà inoltre possibile parlare con un medico specialista in malattie dell’apparato respiratorio e ricevere opuscoli e altro materiale informativo. L’iniziativa è realizzata con il contributo della Fondazione CRT. “Dire addio alle sigarette non è una missione impossibile – afferma la prof.ssa Silvia Novello Presidente di WALCE e docente nel Dipartimento di Oncologia Polmonare all’Università di Torino -. Per iniziare bisogna prendere coscienza della loro grandissima pericolosità. Ogni anno il cancro del polmone provoca in Italia oltre 33.300 decessi. Il consumo di “bionde” è il principale fattore di rischio e a questo vizio sono attribuibili fino al 90% di tutti i casi di malattia. Nonostante le leggi, sempre più restrittive, nel nostro Paese ancora un italiano su cinque fuma regolarmente”.

Giocare a pallone allunga la vita cellulare

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Milano, 17 ottobre 2017 – E’ quanto emerge dallo studio italo-danese presentato nel corso del 49° Congresso nazionale della SIBioC (Società Italiana Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica) dal titolo ‘Medicina di Laboratorio e Clinica: tra presente e futuro‘ in corso a Firenze fino a mercoledì 18 a Palazzo dei Congressi. “Oggi la nostra disciplina, sempre più aggiornata e trasversale, è in grado di studiare particolari sostanze nei muscoli – spiega il prof. Marcello Ciaccio, presidente della società scientifica – che ci permettono di verificare quanto l’esercizio fisico continuativo influenzi la longevità. Allo studio, presentato nel corso del nostro congresso annuale, ha partecipato il gruppo dell’università di Napoli in collaborazione con quella di Copenhagen ed ha permesso di verificare che chi ha giocato a football per lungo periodo presenta una migliore funzione cardiorespiratoria rispetto ai coetanei che non hanno praticato sport. I marker che oggi siamo in grado di studiare in laboratorio indicano che il calcio praticato per tutta la vita consente di ottenere risultati positivi sulla regolazione delle sostanze coinvolte nell’integrità delle cellule nervose e nei tessuti muscolari.” Secondo i ricercatori, i dati indicano miglioramenti tali da considerare l’allenamento continuativo con l’attività calcistica uno strumento per la prevenzione delle malattie e per ritardare il declino legato all’età”.

Tumore del seno: l’80% delle pazienti è vivo a 10 anni dalla diagnosi ma il 31% delle italiane non conosce l’autopalpazione

Un sondaggio su più di 1.650 donne presentato in un convegno nazionale al Ministero della Salute

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Roma, 4 ottobre 2017 – È necessario migliorare tra le italiane la conoscenza delle regole della prevenzione del tumore del seno. Il 48% delle donne nel nostro Paese ritiene che questa neoplasia non sia guaribile e il 35% non sa che è prevenibile. Ancora un 31% ignora cosa sia l’autopalpazione del seno e solo il 47% di chi conosce questo esame lo esegue regolarmente. Sono i principali risultati del sondaggio condotto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) su 1.657 donne per fotografare il loro livello di conoscenza su questa malattia. Il questionario, presentato oggi in un convegno nazionale all’Auditorium del Ministero della Salute, è parte di un progetto più ampio di informazione e sensibilizzazione sulla patologia che include anche due opuscoli (per pazienti e cittadini). Nel 2017 in Italia sono stimati 50.500 nuovi casi. “È la neoplasia più frequente in tutte le fasce d’età – afferma il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. A dimostrazione del livello globalmente raggiunto dal Sistema Sanitario Nazionale, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi nel nostro Paese raggiunge l’87% ed è più alta sia della media europea (82%) sia dei livelli registrati nei Paesi Scandinavi (85%) e in Irlanda e Regno Unito (79%).  E a 10 anni l’80% delle pazienti italiane è vivo. La prevenzione primaria, basata cioè sugli stili di vita sani (no al fumo, dieta corretta e attività fisica costante), e secondaria (adesione ai programmi di screening mammografico) sono le armi principali per sconfiggere questa neoplasia. Sappiamo infatti che, se si interviene ai primissimi stadi, le guarigioni superano il 90%”. Dal sondaggio emerge che il 57% delle italiane non ha adeguate informazioni sulle possibilità di trattare questo tumore anche in fase avanzata. “Oggi abbiamo a disposizione armi efficaci che ci consentono di controllare la malattia anche in questo stadio – continua il prof. Pinto -. I trattamenti in questi casi sono rappresentati dalla chemioterapia, dall’ormonoterapia e dalle terapie a bersaglio molecolare che hanno prodotto significativi miglioramenti nella sopravvivenza e nella qualità di vita. In particolare sono stati recentemente approvati in Europa farmaci di una nuova classe che intervengono nel rallentare la progressione del tumore del seno in fase metastatica, inibendo due proteine chiamate chinasi ciclina-dipendente 4 e 6 (CDK-4/6). Queste ultime, quando sono iperattivate, possono consentire alle cellule tumorali di crescere e di dividersi in modo eccessivamente rapido”. Nelle pazienti in post-menopausa gli inibitori delle cicline hanno dimostrato, in associazione alla terapia ormonale, di migliorare i risultati ottenuti con la sola terapia ormonale nel prolungare la sopravvivenza libera da progressione. “In 25 anni, dal 1989 al 2014, la mortalità per questa neoplasia è diminuita di circa il 30% – sottolinea la dott.ssa Stefania Gori, presidente eletto AIOM -. Il merito deve essere ricondotto a trattamenti sempre più efficaci e personalizzati e alle campagne di prevenzione. Un ruolo fondamentale è svolto dallo screening mammografico, il primo step è però rappresentato dall’autopalpazione, un vero e proprio esame salvavita che la donna può eseguire da sola a casa. Va effettuata ogni mese a partire dai 20 anni, meglio se nella prima o seconda settimana dalla fine del ciclo mestruale, ed eventuali anomalie devono essere subito segnalate al proprio medico di famiglia. Durante l’esame è necessario prestare attenzione a cambiamenti di forma e dimensione di uno o entrambi i seni, alla comparsa di noduli nella mammella o nella zona ascellare, a secrezioni dai capezzoli e ad alterazioni della cute del seno. Oltre alla mancata conoscenza del ruolo dell’autopalpazione, il sondaggio evidenzia un altro aspetto preoccupante: il 19% delle donne non cambierebbe il proprio stile di vita per ridurre il rischio e il 46% non sa se lo modificherebbe. È necessario continuare a promuovere campagne di sensibilizzazione proprio per agire su queste zone grigie”. Le donne che praticano regolarmente attività fisica presentano una diminuzione della possibilità di sviluppare la malattia di circa il 15-20% e questi effetti sono particolarmente evidenti in postmenopausa. Anche il controllo del peso e la dieta mediterranea hanno ricadute positive.

Nel nostro Paese vivono 766.957 donne dopo la diagnosi di tumore del seno (+26% dal 2010 al 2017). “Si tratta di un vero e proprio esercito di persone che stanno affrontando la malattia o l’hanno vinta e possono essere definite guarite – afferma l’avv. Elisabetta Iannelli, Segretario Generale FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) -. Inoltre oggi molte donne vivono a lungo con il tumore del seno: in questi casi è possibile parlare di cronicizzazione della malattia. Per questo, fin dalla prima fase delle scelte terapeutiche, è importante considerare la qualità di vita delle pazienti. Non basta cioè aggiungere anni alla vita, siamo di fronte a un cambiamento culturale importante. E guarire oggi non può voler dire solo aver vinto la personale battaglia contro la malattia. Alla multidimensionalità della condizione di salute corrisponde la complessità della guarigione. Si è guariti quando è ristabilita la piena interazione della persona nel contesto sociale, quando vengono ripristinate le condizioni di vita presenti prima dell’insorgenza della malattia e se vi è il recupero della condizione di benessere fisico, psichico e sociale. Un’indagine condotta dalla FAVO e dalla Fondazione Censis ha evidenziato che per le donne colpite da tumore del seno la ripresa delle normali attività quotidiane ha richiesto in media più di otto mesi, con uno strascico rilevante di criticità (ad esempio disturbi del sonno e alimentari, preoccupazioni per il proprio aspetto fisico). Aspetti spesso sottovalutati ma con una ricaduta importante sulla stessa efficacia delle cure”.