POLIAMBULANZA: ARRIVA ‘SFERA’, SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE EDUCAZIONE RICERCA

Presentato in Fondazione Poliambulanza il nuovo Centro

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Brescia, 23 ottobre 2018 – Il suo nome è SFERA ed è l’evoluzione dell’Ufficio di Formazione di Fondazione Poliambulanza. E’ anche il primo centro formativo inserito in una struttura sanitaria della Lombardia orientale accreditato per erogare Formazione Professionale. Il nuovo progetto si sviluppa per aree tematiche ed è finalizzato alla trasmissione di competenze tecnico-scientifiche, organizzativo-manageriali e all’approfondimento di temi etico-relazionali (centralità della persona), di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Rivolto alle varie competenze nel campo sanitario e socio-assistenziale, prevede corsi con docenti altamente qualificati, convegni, seminari, giornate di studio, workshop monotematici, webinar e formazione e-learning, simulazioni e formazione sul campo. Attraverso l’utilizzo di strumenti all’avanguardia e coniugando un sapere scientifico a esercitazioni pratiche, l’Ufficio Formazione organizza annualmente circa 360 eventi formativi.  Fondazione Poliambulanza mette così a disposizione un’esperienza ventennale, che nel tempo si è rivolta sia all’interno che all’esterno. Nel 2018 i partecipanti esterni saranno oltre 2000, dei quali il 68% medici e il 25% infermieri, provenienti da tutt’Italia.

 

Ma da dove nasce questo progetto? “Il filo che ha guidato l’azione dell’Ufficio Formazione e su cui continua a orientarsi l’attività di SFERA è la volontà di stabilire una forte relazione con il territorio e di rispondere alle sue esigenze – spiega la dott.ssa Sabrina Maioli, responsabile della Formazione in Poliambulanza dal 2003 –. Si è cercato di facilitare i rapporti con la rete territoriale e favorire la continuità assistenziale ospedale-territorio. Consideriamo la realizzazione di eventi formativi all’esterno un’occasione per accogliere necessità, problematicità e bisogni espressi dalla rete socio-sanitaria. Ma anche l’opportunità per mettere a disposizione le nostre competenze e dare il nostro contributo alla collettività. È prevista anche una parte consulenziale per cui l’evento formativo viene sviluppato in relazione alle esigenze delle singole realtà”. “Questo legame ospedale-territorio oltre a favorire l’integrazione dei processi di cura in ottica multidisciplinare – aggiunge il dott. Alessandro Triboldi, direttore generale di Fondazione Poliambulanza – può agire anche sul tema della sostenibilità della spesa sanitaria. Ad esempio contribuendo ad agevolare l’accesso al Pronto Soccorso a pazienti che realmente lo necessitano grazie anche a specifici progetti legati ai medici di medicina generale”. I progetti formativi di Poliambulanza stimolano inoltre la creazione di vere e proprie Professional Community. L’elevata competenza delle aree chirurgiche unita all’alta tecnologia delle sale operatorie (poter disporre di immagini in 4K ultraHD/3D) permette la realizzazione di progetti formativi articolati, in cui le riprese live dell’intervento chirurgico vengono trasmesse in streaming e accompagnate da relazioni scientifiche e discussioni aperte ad interazioni provenienti, in chat, da tutta Europa. Tra le varie offerte formative rivolte all’esterno si inseriscono anche i corsi per conseguire la Qualifica Professionale di “Operatore Socio Sanitario”, riconosciuta in tutto il territorio nazionale.

Tumori della pelle: la microscopia confocale è la nuova frontiera per biopsie virtuali non invasive

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Roma, 18 ottobre 2018 – Una biopsia virtuale per identificare il tumore in tempo reale, senza aspettare i tempi dell’istologia: ecco quanto promette la microscopia confocale. A discuterne le possibili applicazioni innovative, gli esperti riuniti a Roma nel primo meeting mondiale su questo argomento. “La scelta di tenere questo congresso in Italia è dovuta al fatto che il nostro Paese ha un ruolo centrale nella diagnostica non invasiva, lo ha sempre avuto e continua ad averlo. E anche nella microscopia confocale l’Italia gioca un ruolo di leadership” spiega Marco Ardigò, Ricercatore dell’Istituto San Gallicano, e Presidente del Congresso insieme a Giovanni Pellacani, Preside della Facoltà di Medicina di Modena e co-presidente del 24° Congresso Mondiale di Dermatologia che si terrà a Milano dal 10 al 15 giugno 2019. “L’Italia è uno dei paesi in cui la microscopia confocale è più diffusa, ciononostante ancora non tutti i medici ne conoscono i vantaggi e le applicazioni potenziali” commenta Ardigò. “La microscopia confocale in vivo è una tecnica di imaging cutaneo in grado di fornire una sorta di biopsia virtuale, che può essere utilizzata per approfondire diagnosi in tempo reale, in modo non invasivo e con risultati affidabili, potenzialmente in gran parte dei processi tumorali ed infiammatori della cute” spiega Ardigò.
“L’impiego della microscopia confocale ex vivo (eseguita su tessuto asportato) permette di poter anticipare i tempi delle analisi istologiche standard, che richiedono circa una decina di giorni. La specificità, cioè la capacità di escludere la presenza della malattia, di questo metodo è particolarmente elevata. Quindi questa nuova metodica consentirebbe di intervenire solo se necessario e non in via preventiva in caso di sospetto, di risparmiare i tessuti sani peri-neoplastici, di eliminare tutto il tessuto malato senza dover rimandare a un secondo intervento nel caso l’esito della biopsia risultasse poi positivo”.

La microscopia confocale in vivo permette una maggior confidenza diagnostica, possibilità di monitoraggio clinico e terapeutico e un atteggiamento chirurgico più conservativo e garante della eradicazione della neoplasia. Ha come principale indicazione quella dello studio dei tumori cutanei quindi melanomi e carcinomi cutanei. Questa nuova metodica permette in tempo reale di togliere il tumore un pezzo alla volta e di vedere e capire contestualmente all’intervento se il tumore è stato tolto tutto, risparmiando così tessuto peri-neoplastico sano. Inoltre consente al medico di togliere un minor numero di nei: in passato, soprattutto in epoca pre-dermoscopica, un neo modificato, per prudenza, veniva tolto con pochi indugi (alcuni pazienti arrivano a togliere anche decine di nei nell’arco della vita).
“La microscopia confocale viene anche impiegata nelle patologie infiammatorie della pelle – aggiunge il prof. Piergiacomo Calzavara Pinton, presidente SIDeMaST – per aumentare la confidenza della diagnosi clinica e/o per monitorare se il paziente sta rispondendo correttamente ai trattamenti e per intervenire tempestivamente, se necessario, a modificare le terapie in corso. Si tratta infatti di un esame innocuo e non invasivo, che può essere ripetuto tutte le volte che si desidera.”
IL FUTURO. L’uso della metodica confocale in vivo potrebbe essere esteso anche ad altri tessuti, come il cavo orale e le mucose genitali, sedi particolarmente sensibili a causa della difficoltà interpretative delle lesioni, spesso simili tra loro e quindi difficili da riconoscere senza una biopsia, e per le conseguenze sulle terapie chirurgiche e mediche. Quest’ultime e i prelievi bioptici in queste aree hanno infatti un particolare impatto sul paziente, in termini di esito cicatriziale, dolore, sconforto e paura.
“È in corso di realizzazione” spiega Ardigò “un’ottica adatta a raggiungere parti della mucosa del cavo orale di difficile raggiungimento con le ottiche attuali in modo tale da permettere di studiare neoplasie della mucosa, malattie infiammatorie o una lesione che potrebbe diventare un carcinoma. La possibilità di definire le dimensioni dell’area di mucosa alterata è molto importante per poter limitare il tessuto da asportare in una sede così delicata come la bocca. Stesso discorso per le mucose genitali. Per la dermatologia dunque la diagnostica non invasiva può essere una disciplina chiave, perché la cute, in quanto superficiale e accessibile, è un organo che può essere facilmente analizzato. Il futuro è rappresentato dalla possibilità di impiego della microscopia confocale ex-vivo, cioè su tessuti prelevati durante un intervento chirurgico, per analizzarli immediatamente dopo una breve e semplice preparazione, al fine di consentire il massimo risparmio in termini di tempo e ottimizzare le asportazioni, risparmiando inoltre tessuto sano peri-tumorale”.
I benefici sono evidenti. Si pensi per esempio al tumore del cervello: a differenza di altri tessuti, infatti, come quello del fegato, il tessuto cerebrale non si può rigenerare, quindi è fondamentale evitare di asportare tessuto sano.
L’applicazione al carcinoma della mammella permetterebbe di contenere il tessuto asportato e quindi di poter sottoporre la paziente a una chirurgia ricostruttiva meno complessa e/o più soddisfacente. Nel tumore della prostata, con l’analisi in tempo reale del tessuto, si potrebbe dare una diagnosi immediata al paziente e la relativa estensione dell’interessamento neoplastico della ghiandola prostatica. Al di là di questi esempi la microscopia confocale potrebbe essere applicata a ogni tipo di tumore. La sua combinazione con l’esame istologico, inoltre, consentirebbe di avere informazioni più approfondite sulla patologia rispetto alla sola biopsia standard. Tutto questo potrebbe avvenire in un futuro molto vicino.
Attualmente la microscopia confocale viene utilizzata di routine in centri che hanno competenze specifiche, ma ci si auspica che un numero sempre maggiore di specialisti ne apprezzino le potenzialità e si avvicinino a questa metodica.
Va precisato che questa tecnologia è complessa non tanto nell’esecuzione ma nella interpretazione delle immagini, in modo paragonabile alla istologica: lo scopo del congresso è proprio questo, diffondere le competenze e le esperienze, oltre che uniformare la sua applicazione.

LA FIMP: “SUI VACCINI TROPPE DIFFICOLTÀ ORGANIZZATIVE”

Riva del Garda (TN), 12 ottobre 2018 – Il Presidente Paolo Biasci: “Per garantire a tutti i bambini gli stessi diritti va uniformata l’organizzazione sanitaria e rilanciati gli investimenti nella medicina del territorio. Così potremo rispondere alle sfide del futuro come i disturbi del neurosviluppo e l’inquinamento ambientale”

“Per assicurare a bambini e adolescenti italiani una migliore assistenza bisogna uniformare l’organizzazione sanitaria del nostro Paese ed è necessario ridimensionare fortemente le varie autonomie regionali. Solo così sarà possibile garantire a tutti i giovani gli stessi diritti”. E’ questo il monito lanciato dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) al Governo in occasione della seconda giornata del suo XII Congresso Nazionale Scientifico. L’evento, dal titolo, Tutti i Bambini ….un unico Stivale, si tiene a Riva del Garda (Trento) dall’11 al 13 ottobre e vede la partecipazione di oltre 1.000 specialisti da tutta la Penisola. “Nel nostro Paese, esistono ancora differenze territoriali molto forti per quanto riguarda le opportunità di diagnosi, presa in carico e cura di bimbi e adolescenti – afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale della FIMP -. Per ottenere un’erogazione di prestazioni sanitarie che sia più omogenea bisogna puntare sul sistema sanitario nazionale equo e solidale così come proposto dal Governo nel suo Contratto. I livelli essenziali d’assistenza (LEA) devono essere applicati e applicabili, dalle Alpi alla Sicilia, anche attraverso un adeguato finanziamento. Se questo non avverrà, i LEA saranno solo di competenza delle Regioni e quindi le differenze tra quelle virtuose e quelle commissariate aumenteranno. E allo stesso modo cresceranno le disparità tra i territori”. Sempre secondo la FIMP la riorganizzazione della sanità italiana deve porre al centro la medicina del territorio, le cure primarie e quindi anche la pediatria di famiglia. “Durante l’età pediatrica i percorsi di assistenza iniziano e terminano favorevolmente nell’ambito dello studio del pediatra di famiglia nel 95%, dei casi senza dover ricorrere a livelli specialistici di secondo o terzo livello – sottolinea Biasci -. Rappresentiamo una figura professionale peculiare che contraddistingue il nostro sistema sanitario nazionale da quello degli altri Paesi Europei. Siamo una risorsa importante e la nostra categoria deve essere maggiormente valorizzata per poter così rispondere meglio alle sfide del futuro”.
I principali temi scientifici al centro del congresso nazionale FIMP di Riva del Garda sono: le vaccinazioni, i disturbi del neurosviluppo e l’influenza dei fattori ambientali sulla salute di neonati e bimbi, che rappresentano alcune tra le principali sfide che un pediatra di famiglia italiano deve affrontare nella pratica clinica quotidiana. “Per quanto riguarda le vaccinazioni – afferma il dott. Giorgio Conforti, Referente Area Vaccini della FIMP – le difficoltà non sono solo rappresentate dalla ingiustificata diffidenza di un parte (seppur largamente minoritaria) della popolazione verso questi presidi sanitari. Esistono anche problemi organizzativi che ostacolano l’accesso delle famiglie e rendono più difficoltoso raggiungere i livelli di copertura consigliati dalle autorità sanitarie nazionali. Nello Stivale, persistono forti differenze non solo a livello regionale ma a volte addirittura in ogni singola Azienda Sanitaria Locale. La proposta vaccinale deve invece essere uniforme e unitaria così come chiediamo da diversi anni attraverso il Board del Calendario Vaccinale per la Vita, di cui facciamo parte insieme ad altre Società Scientifiche”. “Lo stesso vale per il riconoscimento precoce dei disturbi del neuro sviluppo – sottolinea il dott. Mattia Doria, Segretario Nazionale Attività Scientifiche ed Etiche FIMP-. Esistono diversi progetti locali che però non trovano un corretto coordinamento generale. Per questo la FIMP ha recentemente avviato una collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Siamo al lavoro per definire un protocollo scientifico comune e una serie d’interventi strutturali all’interno dei bilanci di salute. I problemi legati al neuro sviluppo sono una realtà delicata e sempre più importante del nostro lavoro. Solo l’autismo colpisce oltre 500mila italiani. Per la prima volta in Italia si sta portando avanti un piano condotto a livello nazionale e non più singole, e spesso inefficaci, sperimentazioni locali”. Un altro tema di grande attualità, sia scientifica che politico-sociale, è quello dell’ambiente verso il quale i pediatri di famiglia devono prestare sempre più attenzione. “Come evidenziato dalla ricerca medico-scientifica la prevenzione delle malattie deve cominciare nei primi 1.000 giorni di vita che iniziano durante la gestazione – ricorda la dottoressa Graziella Sapia, Referente per l’Ambiente FIMP -. Ai fattori ambientali come l’inquinamento sono riconducibili un terzo delle patologie infantili. La salvaguardia della salute dei bambini italiani, e quindi dell’intera società, deve passare anche da azioni di controllo e protezione della qualità dell’ambiente in cui viviamo. I pediatri di famiglia hanno un ruolo fondamentale in questo ambito in quanto in contatto con le famiglie e quindi in grado di fare una corretta comunicazione ed educazione su questo tema cosi importante”. “A queste bisogna però sempre affiancare la promozione dei corretti stili di vita – conclude il Presidente Biasci -. Nel nostro Paese l’11% degli under 17 fuma regolarmente, un bimbo su tre è in sovrappeso o addirittura obeso e la sedentarietà interessa il 22% degli under 10. Possiamo svolgere un ruolo di rilievo e un’azione incisiva perché le caratteristiche dell’assistenza prestata dal pediatra di famiglia e il rapporto di fiducia con bambini e genitori ci pone in una posizione privilegiata per svolgere questo ruolo”.IMG_20181012_102352_resized_20181012_110523268-720x540

AL VIA LA CAMPAGNA DEI PEDIATRI DI FAMIGLIA: I CONSIGLI DI MIO, MIA E MEO

Educare i genitori e i bambini all’uso corretto degli antibiotici. E’ questo il principale obiettivo della nuova campagna della FIMP

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Viene presentata oggi in occasione della prima giornata del XII Congresso Nazionale Scientifico della FIMP dal titolo Tutti i bambini…un unico stivale! Fino a sabato Riva del Garda (TN) ospita oltre 1.000 specialisti che si ritrovano per fare il punto sullo stato dell’arte della pediatria di famiglia nel nostro Paese. “Troppo spesso si fa ricorso in modo indiscriminato agli antibiotici – afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale della FIMP -. Rappresentano, infatti, ben il 44% del totale di tutti i farmaci prescritti in età pediatrica. Solo lo scorso anno sono stati utilizzati dal 38% dei bambini residenti in Italia. Questi dati ci collocano ai primi posti in Europa, nonostante un lieve calo dei consumi registrato negli ultimissimi anni. Per questo la nostra Federazione ha deciso di avviare un progetto nazionale che vuole raggiungere milioni di famiglie grazie all’aiuto di tre simpatiche mascotte: Mio, Mia e Meo. Questi personaggi rappresentano due bambini e una bambina e sono i protagonisti dell’intera campagna”. Nelle prossime settimane verranno distribuiti negli studi dei pediatri di famiglia: opuscoli e flyer con informazioni utili che derivano dalle evidenze scientifiche, sagomati da terra raffiguranti le tre mascotte con i messaggi della campagna e uno speciale game kit con un mini album di figurine. Mio, Mia e Meo compariranno inoltre in brevi video di animazione che verranno diffusi on line. Tutto il progetto sarà supportato da una forte attività sui principali social media. “Attraverso materiale informativo semplice, accattivante e piacevole vogliamo combattere l’uso improprio e l’assunzione errata/scorretta degli antibiotici per salvaguardare il nostro Paese dall’aumento del fenomeno dell’antibiotico-resistenza – commenta il dott. Mattia Doria, Segretario Nazionale alle Attività Scientifiche della FIMP -. Si tratta di una delle principali conseguenze negative legate all’eccessivo uso di questi farmaci e solo apparentemente poco rilevante nell’ambito delle cure pediatriche. E’ un problema in forte crescita in tutto il mondo che può portare al rischio di non riuscire più a curare con efficacia le malattie batteriche, soprattutto quelle più gravi. “In particolare raccomandiamo ai genitori di non auto prescriversi le cure antibiotiche e a rispettare sempre le modalità e le dosi di somministrazione indicati dal pediatra – sottolinea la dott.ssa Teresa Cazzato, membro del board scientifico FIMP -. La campagna però vuole, al tempo stesso, sensibilizzare anche il personale medico. Nei bambini infatti circa l’80% delle infezioni è di origine virale. Tuttavia l’antibiotico viene impiegato in otto casi su dieci. Questo contribuisce a determinare un aumento esponenziale delle resistenze batteriche con conseguente fallimento terapeutico”. La campagna è realizzata con il supporto non condizionante di Menarini.

IL PREMIO “PERSONAGGIO DELL’ANNO”CONFERITO A PAOLO ASCIERTO

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Napoli, 4 ottobre 2018 – Riconoscimento assegnato al Prof. Paolo Ascierto, Presidente della Fondazione Melanoma e Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto “Pascale” di Napoli. Il ricercatore napoletano ha vinto il “Premio Speciale Personaggio dell’anno 2018”, nell’ambito del “Premio letterario Leggi in salute Angelo Zanibelli”, giunto alla sesta edizione e consegnato recentemente a Roma presso la sede dell’Ambasciata di Francia in Italia (Palazzo Farnese). “Il prof. Ascierto – come evidenziano le motivazioni – si è distinto per il continuo impegno a favore del miglioramento dell’erogazione delle prestazioni sanitarie assistenziali di cura dei pazienti oncologici e per la sua continua dedizione al campo della ricerca nell’ambito delle neoplasie. Con questo riconoscimento tutti i membri della Giuria vorrebbero testimoniare e far conoscere a tutti il suo impegno e la sua tenacia, il suo esempio di voler continuare a credere nella ricerca e, soprattutto, nella ricerca italiana”. “Sono molto onorato di questo Premio che testimonia l’impegno del nostro team di ricerca al ‘Pascale’ – spiega il prof. Ascierto -. Il nostro Istituto rappresenta un punto di riferimento al livello mondiale. Guido una squadra molto valida, di cui sono orgoglioso, formata da cinque oncologi medici, quattro dermatologi, cinque biologi, cinque study coordinator, due data management che aiutano nella conduzione delle sperimentazioni cliniche e controllano che siano rispettati gli standard richiesti, e tre infermieri di ricerca. In 10 anni abbiamo condotto 104 sperimentazioni sul melanoma ed arruolati oltre 3000 pazienti. Questo riconoscimento ci spinge a impegnarci con ancora più forza e determinazione, i pazienti restano sempre al centro del nostro lavoro”.

Il Premio Zanibelli è un premio letterario dedicato alla salute, unico nel suo genere perché dedicato a chi affronta malattie, a chi le ha superate e a chi con le cure quotidiane aiuta un familiare o un amico a lottare giorno dopo giorno.

Tumori: in Italia sono 373mila i nuovi casi stimati nel 2018

Presentata al Ministero della Salute l’ottava edizione del volume sui numeri del cancro

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Roma, 27 settembre 2018 – Il tumore più frequente in Italia è diventato quello della mammella: nel 2018 sono stimati 52.800 nuovi casi (erano 51.000 nel 2017). Seguono il cancro del colon-retto (51.300, erano 53.000 nel 2017), che lo scorso anno era il più diagnosticato e del polmone (41.500, erano 41.800 nel 2017). Complessivamente, quest’anno nel nostro Paese sono stimati 373.300 nuovi casi di tumore (194.800 uomini e 178.500 donne), con un aumento, in termini assoluti, di 4.300 diagnosi rispetto al 2017. E quasi 3 milioni e quattrocentomila cittadini vivono dopo la scoperta della malattia (3.368.569, erano 2 milioni e 244 mila nel 2006), il 6% dell’intera popolazione: un dato in costante aumento. Ma le percentuali sulla sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi fotografano un Paese spaccato in due: al Nord si registrano i tassi migliori, in particolare nelle prime tre posizioni si collocano Emilia-Romagna, Toscana (56% uomini e 65% donne in entrambe le Regioni) e Veneto (55% e 64%). In coda invece il Sud, con Sicilia (52% uomini e 60% donne), Sardegna (49% e 60%) e Campania (50% e 59%). Differenze che possono essere spiegate soprattutto con la scarsa adesione in queste aree ai programmi di screening che consentono di individuare la malattia in stadio iniziale, quando le possibilità di guarigione sono più alte, e con la preoccupante diffusione in queste Regioni di fattori di rischio come fumo, sedentarietà ed eccesso di peso. È questo il censimento ufficiale, giunto all’ottava edizione, che descrive l’universo cancro in tempo reale grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), di Fondazione AIOM e di PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) raccolto nel volume “I numeri del cancro in Italia 2018”, presentato oggi all’Auditorium del Ministero della Salute in un convegno nazionale (disponibile nella versione per operatori e in quella per pazienti e cittadini). “Nel nostro Paese ogni giorno circa 1.000 persone ricevono una nuova diagnosi – afferma Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Negli uomini, continua il calo dei tumori del polmone e della prostata e nelle donne dell’utero e dell’ovaio. Nella popolazione generale, diminuiscono le neoplasie dello stomaco e del colon-retto. Crescono però quelle del pancreas, della tiroide e il melanoma, e, nelle donne, i tumori della mammella e del polmone, quest’ultimo per la sempre maggiore diffusione dell’abitudine al fumo nella popolazione femminile. L’ampliamento della popolazione target dello screening mammografico in alcune Regioni (tra cui Emilia-Romagna e Piemonte) spiega l’aumento significativo dell’incidenza del carcinoma della mammella nelle 45-49enni, dove peraltro la mortalità si abbassa dell’1%”. “I tumori non solo sono curabili ma anche guaribili, grazie a terapie sempre più efficaci e alle campagne di prevenzione – continua la Presidente Gori -. Infatti, il 27% dei pazienti vivi dopo la diagnosi torna ad avere (dopo un periodo di tempo diverso in base al tipo di tumore, al sesso, all’età di insorgenza) la stessa aspettativa di vita della popolazione generale: nel 2010 erano 704.648, nel 2018 sono 909.514, con un incremento del 29%”. “I pazienti oncologici sono i finali beneficiari del miglioramento sostanziale che le informazioni contenute in questo volume potranno generare, qualora adeguatamente utilizzate, in ambito di prevenzione, diagnosi e terapia dei tumori – spiega il Sottosegretario alla Salute, Armando Bartolazzi, nella Prefazione del libro -. Il fine ultimo di questo sforzo intellettuale è infatti quello di migliorare sempre più la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti oncologici. Allo stesso tempo le dettagliate informazioni riportate nel testo, gli indici epidemiologici relativi all’incidenza, alla prevalenza, alla percentuale di guarigione, ai confronti geografici nazionali, al monitoraggio delle campagne di screening e molti altri ancora, consentono di verificare l’adeguatezza e l’efficacia delle prestazioni erogate dal nostro Servizio Sanitario Nazionale in ambito oncologico, dalla prevenzione alla diagnosi precoce, alla cura. L’analisi conoscitiva dei dati epidemiologici riguardanti le neoplasie in Italia permette di pianificare su criteri oggettivi gli interventi di programmazione sanitaria da effettuare in ciascuna Regione”. I tumori colpiscono meno nel Meridione, infatti il tasso d’incidenza è più basso del 13% tra gli uomini e del 16% tra le donne al Sud rispetto al Nord. Le tre Regioni con il più alto numero di diagnosi stimate nel 2018 sono Lombardia (64.200), Lazio (33.850) e Veneto (31.850). “Le stime dei casi attesi sono importanti anche a livello regionale, perché i servizi diagnostici e terapeutici devono essere programmati su questi ordini di grandezza – afferma Lucia Mangone, presidente AIRTUM -. Oggi in Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi. Il nostro Paese, se valutato nel complesso, presenta un quadro di sopravvivenza pari o superiore alla media europea, ma, scendendo nel dettaglio regionale, la residenza diventa un determinante prognostico importante che indica una disomogeneità nell’accesso a programmi di diagnosi precoce e a cure di alta qualità, con una discriminazione dei cittadini del Meridione purtroppo ancora presente, sebbene la tendenza sia in miglioramento rispetto al passato”. Inoltre nel Sud, dove gli screening oncologici sono ancora poco diffusi, non si registra la riduzione della mortalità e dell’incidenza dei tumori della mammella, del colon-retto e della cervice uterina, osservata invece nelle altre Regioni in cui l’adesione a questi programmi è più alta. Nel 2015 (ultimo anno disponibile) nel nostro Paese sono stati 178.232 i decessi attribuibili al cancro. La prima causa di morte oncologica è costituita dal carcinoma del polmone (33.836 decessi nel 2015), seguito dal colon-retto (18.935), mammella (12.381), pancreas (11.463) e fegato (9.675). Sull’esempio della scorsa edizione, il volume contiene approfondimenti sugli stili di vita, a sottolineare quanto le misure di prevenzione possano incidere sui numeri della malattia. Il fumo di sigaretta rappresenta il principale fattore di rischio. In Italia sono attribuibili a questa pericolosa abitudine ogni anno circa 93mila morti (il 14% di tutte le persone decedute) e le sigarette costituiscono la prima causa di perdita di anni di vita in buona salute. Il fumo di tabacco è fortemente associato ai tumori del polmone, del cavo orale e gola, esofago, pancreas, colon, vescica, prostata, rene, seno, ovaie e ad alcuni tipi di leucemie. Il 26% degli italiani fuma e le generazioni di giovani adulti sono le più esposte a questa pericolosa abitudine. Fra gli uomini, la quota maggiore di fumatori si registra fra i più giovani, con meno di 35 anni, più elevata fra i 25-34enni rispetto ai giovanissimi (18-24 anni). È proprio la diminuzione dei tabagisti in queste classi di età a determinare il calo complessivo dei fumatori in Italia. “Preoccupa però la situazione nel Meridione che vede un significativo aumento delle fumatrici fra le 25-34enni e una sostanziale stazionarietà di questa abitudine nelle nuove generazioni delle 18-24enni – sottolinea Maria Masocco, Responsabile Coordinamento Nazionale PASSI -. In generale, nelle giovani donne che vivono nelle Regioni del Sud si registra, negli ultimi anni, un preoccupante incremento di fumatrici tale da annullare il vantaggio storico, per bassa prevalenza di questa abitudine, rispetto alle donne delle Regioni del Centro-Nord. A questo quadro si aggiungono in queste aree le alte percentuali di altri fattori di rischio (sedentarietà ed eccesso di peso) e una bassa copertura degli screening oncologici per la diagnosi precoce dei tumori della mammella, del colon-retto e della cervice uterina. Per questo è fondamentale investire in campagne di prevenzione”. Fra gli altri fattori di rischio, il 17% degli italiani consuma alcol in quantità o modalità di assunzione a maggior rischio per la salute, il 32,5% è sedentario e il 42,2% risulta in eccesso ponderale (il 31,7% è in sovrappeso e il 10,5% obeso). Al Centro-Sud la quota dei sedentari è significativamente più elevata e raggiuge il 50% in diverse Regioni (toccando il 71% in Basilicata). Inoltre la Campania continua a detenere il primato per la percentuale più alta di persone in eccesso ponderale (51%), seguita da Sicilia (48,1%), Molise (47,8%) e Puglia (45,5%) con valori non molto distanti.
“L’indagine sugli stili di vita è stata estesa anche alle persone che hanno ricevuto una diagnosi di tumore – conclude Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM -. Questi cittadini presentano alte percentuali di fattori di rischio legate ad abitudini non salutari, mai abbandonate, talvolta più elevate rispetto alle persone ‘sane’. Il 20% è fumatore abituale, l’11% fa un consumo di alcol rischioso per la salute ed è relativamente bassa la quota (14%) di coloro che consumano più di 5 porzioni di frutta e verdura. Inoltre il 38% è sedentario e il 15% è obeso, tassi maggiori rispetto alla popolazione libera da tumore. Fra i pazienti oncologici sono più frequenti le azioni di contrasto ai fattori aggravanti, anche se resta ancora troppo bassa la quota di persone che tentano di smettere di fumare (42%) o che seguono una dieta per perdere peso (30%). Per questo vanno promosse campagne di prevenzione per far comprendere a questi pazienti l’importanza degli stili di vita sani anche per impedire lo sviluppo di eventuali recidive”.

 

 

Tumore polmone: immunoterapia dimostra beneficio significativo in sopravvivenza globale in stadio III

 

Dati aggiornati confermano un miglioramento senza precedenti in termini di sopravvivenza libera da progressione di oltre 11 mesi

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Milano, 26 settembre 2018 – Sono stati presentati i dati di sopravvivenza globale (OS) dello studio di fase III PACIFIC con durvalumab durante il Presidential Symposium della 19aConferenza mondiale sul tumore del polmone dell’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC, Associazione internazionale per lo studio del tumore del polmone) a Toronto, in Canada. In contemporanea i risultati dello studio di fase III PACIFIC sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine e hanno indicato che durvalumab ha migliorato significativamente la sopravvivenza globale, uno dei due co-primary endpoint dello studio, rispetto allo standard di cura indipendentemente dall’espressione di PD-L1, riducendo il rischio di morte del 32% (HR 0,68; IC 99,73%: 0,47-0,997; p = 0,0025). L’altro co-primary endpoint, la sopravvivenza libera da progressione (PFS), è stato presentato a settembre 2017 in occasione del congresso ESMO (Società Europea di Oncologia Medica), dimostrando un vantaggio di oltre 11 mesi.

Il Professor Giorgio Scagliotti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Università di Torino e Presidente dell’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC), ha dichiarato: “Questi risultati sono estremamente incoraggianti per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio III, non resecabile, che da 15 anni non avevano a disposizione nessuna nuova arma terapeutica, e confermano durvalumab quale prima immunoterapia a dimostrare un beneficio significativo di sopravvivenza globale”. 

Il Professor Umberto Ricardi, Direttore del Dipartimento di Oncologia della Città della Salute e della Scienza di Torino e Presidente ESTRO (European SocieTy for Radiotherapy and Oncology), ha commentato: “Durvalumab rappresenta indubbiamente un importante progresso nel trattamento di questi pazienti e supporta l’introduzione dell’immunoterapia come nuovo approccio terapeutico in grado di ottimizzare l’efficacia degli attuali standard di trattamento con chemio-radioterapia. Emerge inoltre il ruolo chiave del Team Multidisciplinare per l’adeguata selezione e per la corretta gestione dei pazienti con tumore polmonare localmente avanzato”.

 

FONDAZIONE POLIAMBULANZA: AL VIA IL PROGETTO PILOTA DI AIUTO PSICOLOGICO A POLIZIA E CARABINIERI

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Brescia, 24 settembre 2018 – Fornire un sostegno psicologico qualificato agli agenti di Polizia e Carabinieri e aiutarli ad affrontare le difficoltà legate al loro delicato lavoro. Per tenere sotto controllo lo stress, nemico del ‘sangue freddo’ in azione e anche della serenità nelle famiglie dei lavoratori delle forze dell’ordine. E’ questo l’obiettivo del progetto Spazio di orientamento e aiuto psicologico per le Forze dell’Ordine promosso da Fondazione Poliambulanza tramite i suoi CIDAF (Consultorio Interprovinciale di Assistenza Familiare). Il progetto pilota, che vuole diventare un modello da esportare in altre realtà italiane, viene presentato oggi in una conferenza stampa a Brescia alla presenza dei vertici delle forze dell’ordine nella sede della Fondazione della Comunità Bresciana, che ha voluto supportare la prima iniziativa del genere in città.

“Vogliamo sensibilizzare questa particolare categoria di lavoratori sulle possibili problematiche psicologiche e relazionali – afferma il dott. Marco Freddi, Psicologo Psicoterapeuta di Fondazione Poliambulanza e Responsabile del Progetto -. Un carabiniere o un poliziotto deve lavorare spesso in contesti difficili o in situazioni di costante emergenza e urgenza. Nasce l’esigenza di offrire un programma che prevede un pacchetto di interventi che possono essere di sostegno, cura alla persona, coinvolgimento dei familiari nella gestione delle problematiche di coppia o nella gestione dei figli. La prerogativa del nostro progetto sta nell’affiancamento di un’area informativa e formativa tradizionale ad uno spazio consultoriale di aiuto e di cura anonimo, riservato e gratuito”.“L’impegno dei poliziotti in eventi traumatici, connessi ad esperienze di lavoro, sono le maggiori cause di stress degli operatori della Polizia di Stato – aggiunge il Questore della Provincia di Brescia il dott. Vincenzo Ciarambino -.  Per questo il progetto che prende oggi il via può davvero rappresentare un valido e importante sostegno per gli uomini e le donne in divisa. Ringraziamo quindi la Poliambulanza per l’ottima opportunità concessa”.

Brescia: Cambia il direttore generale alla Poliambulanza

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Brescia, 13 settembre 2018 –  Il nuovo direttore dott. Alessandro Triboldi  vanta un’esperienza pluriennale nel mondo bancario e ha ricoperto incarichi di rilievo in alcune delle più importanti istituzioni e società della città. È stato, tra l’altro, direttore generale del Comune di Brescia, direttore generale di Centropadane Spa, amministratore unico di Brescia Infrastrutture e presidente del Brescia Calcio. Triboldi entrerà in carica il primo ottobre. Termina dunque la direzione generale del dott. Signorini, 64 anni, medico specialista in anestesia e rianimazione e in igiene e tecnica ospedaliera, che, ha ricoperto incarichi anche nella direzione di vari ospedali tra cui il Civile di Brescia, Borgo Trento di Verona, il Mellini di Chiari e gli Ospedali Riuniti di Bergamo. Durante la sua direzione, è entrata a regime la nuova piastra multifunzionale, è stata avviata la farmacia automatizzata, la nuova centrale di sterilizzazione, l’impianto di trigenerazione e l’innovativo sistema Leksell Gamma Knife Icon, l’ultima frontiera nel campo della radiochirurgia stereotassica. Ulteriori riconoscimenti nazionali e internazionali sono stati raggiunti, l’ultimo dei quali a luglio: la certificazione europea Eusoma per il trattamento del tumore della mammella. Risultati conseguiti anche grazie all’impegno di tutta l’organizzazione e di tutti i collaboratori guidati da una dirigenza che, con competenza e passione, ha saputo coniugare un alto livello clinico scientifico con l’umanizzazione della cura. Il presidente, il consiglio di amministrazione, la comunità delle Suore Ancelle della Carità, la dirigenza e i collaboratori tutti hanno espresso al dott. Signorini una vivissima gratitudine per l’attività svolta efficacemente, prima come direttore sanitario poi come direttore generale. Al dott. Triboldi vanno i nostri migliori auguri per il nuovo importante incarico.